La Corte d'appello di Milano ha accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini, disponendo lo stop dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto entro novanta giorni. Il provvedimento, che ribalta una precedente decisione del Tribunale, interessa direttamente Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, attuali gestori del complesso siderurgico.

I giudici hanno stabilito che la ripresa delle attività nell'area a caldo sarà possibile unicamente dopo la completa bonifica dell'asbesto e la riduzione delle emissioni di polveri sottili, che dovranno rientrare entro limiti di sicurezza.

Nel testo della sentenza si legge chiaramente che l'accoglimento delle istanze dei ricorrenti «impone tout court la sospensione dell’attività nell’area a caldo dello stabilimento». La Corte ha invece respinto la richiesta dei cittadini relativa a un intervento sui gas serra, ritenendo che non sussistessero i presupposti per un’inibitoria su tale fronte.

Le motivazioni della sentenza

Il verdetto della Corte d'appello è motivato dalla persistenza di un pericolo per la salute pubblica, evidenziato dal «progressivo ammaloramento dello stabilimento». La sospensione delle attività è stata decisa in virtù della presenza di amianto e delle emissioni di polveri sottili, entrambe considerate questioni "dirimenti" e tali da giustificare un provvedimento immediato.

Sebbene il reclamo includesse anche richieste per la riduzione dei gas serra, la Corte ha accolto soltanto le istanze relative all'asbesto e alle emissioni sottili, giudicate prioritarie.

La lunga storia dell'ex Ilva

L'area a caldo dell'ex Ilva è stata al centro di numerosi interventi giudiziari nel corso degli anni. Già nel 2012, il tribunale di Taranto aveva imposto il fermo degli impianti a causa di emissioni ritenute nocive. Successivamente, un decreto governativo, noto come "Salva Ilva", aveva permesso la prosecuzione delle attività, ma sotto stringenti vincoli ambientali. Nonostante ciò, la problematica dell'amianto e delle polveri sottili è rimasta una costante nelle battaglie dei comitati cittadini, i quali hanno più volte denunciato la discrepanza tra gli impegni assunti e le condizioni effettive dello stabilimento.

Questa nuova pronuncia della Corte d'appello rappresenta un ulteriore, significativo capitolo nella complessa vicenda giudiziaria che avvolge il sito siderurgico di Taranto.

La decisione dei giudici riapre il dibattito su un impianto che da anni rappresenta un nodo irrisolto della politica industriale italiana, oscillando costantemente tra le esigenze produttive e l'inderogabile tutela della salute. La sospensione imposta dalla Corte d'appello indica la necessità di affrontare un ulteriore percorso giudiziario e di bonifica prima che l'impianto possa eventualmente riprendere la produzione.