Il Tribunale di Brescia ha dichiarato la liquidazione giudiziale del Brescia Calcio, ponendo così fine a una storia lunga 114 anni che ha visto la società militare tra Serie A e Serie B. Questa decisione, che segna la fine di un'era per il club, è giunta proprio nel giorno del settantesimo compleanno di Massimo Cellino, presidente della società. L'epilogo era stato preannunciato dall'esclusione del club dai campionati professionistici, a causa del mancato rispetto delle scadenze economiche, che aveva condotto all'avvio della procedura concorsuale.

Le motivazioni del Tribunale e i tentativi vani

Il Tribunale di Brescia ha rigettato la richiesta avanzata dal club di accedere a un concordato in bianco, un tentativo per evitare la dichiarazione di fallimento. La società aveva riposto le proprie speranze sui crediti da incassare derivanti dalla cessione di Sandro Tonali, che avrebbero potuto garantire circa sei milioni di euro in diritti di valorizzazione. Tuttavia, questa potenziale entrata non è stata ritenuta sufficiente a scongiurare la crisi. Non è servita nemmeno l'iscrizione di una squadra Under 16 al campionato provinciale, avvenuta due settimane prima della decisione, per mantenere attiva la matricola e convincere il tribunale della possibilità di nuove entrate.

Il pesante debito e le ripercussioni future

Il Brescia Calcio era gravato da un monte debitorio stimato in circa 20 milioni di euro. Nonostante i numerosi rinvii e le proroghe concesse dal tribunale a Massimo Cellino negli ultimi mesi, ogni sforzo per risanare la situazione si è rivelato infruttuoso. Con la dichiarazione di fallimento, si apre ora la fase in cui i creditori potranno presentare le proprie istanze per essere ammessi allo stato passivo, con scadenza fissata per il 20 novembre prossimo. Sul fronte sportivo, il fallimento avrà significative ripercussioni: la riscossione dei crediti legati alla cessione di Tonali diventerà impossibile per il club, e tali somme confluiranno in un fondo Fifa.

Inoltre, la querelle sul simbolo storico del Brescia, già parzialmente risolta con l'acquisizione del marchio da parte dell'Union, trova ora una conclusione definitiva: Cellino non avrà più la facoltà di opporsi all'utilizzo del simbolo sulle maglie.