Un imprenditore di Trasacco, Vittorio Angelini, 26 anni, ha ottenuto un risarcimento economico a seguito di gravi insulti omofobi subiti su Instagram. La vicenda ha avuto inizio con la creazione di un profilo falso, utilizzando il suo nome e la sua immagine, corredato da epiteti offensivi e contenuti denigratori.
La vicenda ha preso avvio nel gennaio 2025, quando un account anonimo ha taggato pubblicamente il profilo di Vittorio con un termine offensivo e ha inviato messaggi privati contenenti frasi discriminatorie. Vittorio ha documentato tutto tramite screenshot e ha manifestato l'intenzione di procedere legalmente.
Successivamente, ha ricevuto un messaggio di scuse da un profilo personale, in cui la persona si dichiarava corresponsabile del gruppo dietro il profilo anonimo. L'accordo transattivo raggiunto ha evitato un giudizio civile, portando a un risarcimento il cui importo è rimasto riservato per accordo tra le parti.
Dettagli della vicenda e reazioni
Secondo la ricostruzione fornita dall'avvocata Silvia Tiburzi, il tag offensivo nella bio del profilo anonimo non era un dettaglio trascurabile, poiché chiunque accedesse alla pagina vedeva il nome di Vittorio associato a un insulto omofobo. Il messaggio di scuse, sebbene non visualizzato direttamente da Vittorio, ha aperto la strada all'identificazione di un interlocutore e alla definizione dell'accordo transattivo.
Vittorio ha precisato di non aver agito per motivi economici, ma per una questione di principio. "Non ho bisogno di soldi", ha affermato, sottolineando che l'obiettivo era inviare un segnale. L'avvocata Tiburzi ha confermato che la finalità era affermare un principio legato all'attivismo per i diritti LGBT.
Contesto giuridico e sociale
Il caso si inserisce in un contesto in cui la mancanza di una legge specifica contro l'omolesbobitransfobia rende complessa la piena riconoscibilità della matrice omofoba nei procedimenti giudiziari. L'avvocata Tiburzi ha evidenziato che, in assenza di una normativa chiara o di un'aggravante specifica, l'offesa omofoba rischia di essere trattata come un insulto generico, senza il dovuto riconoscimento della discriminazione.
Il risarcimento ottenuto da Vittorio assume pertanto un valore simbolico: dimostra che reagire è possibile e che l'omofobia online non può essere liquidata come una "bravata".
Vittorio non intende modificare il suo modo di esporsi sui social: "Se devo dire una cosa, la dico", ha dichiarato. La sua battaglia diventa un esempio per chi subisce bullismo o omofobia, con l'obiettivo di mostrare che reagire è possibile e che gli insulti hanno un peso.