La procura di Torino ha formalmente richiesto al giudice per le indagini preliminari l'applicazione della custodia cautelare in carcere per due cittadini tedeschi, entrambi ventenni. I due sono stati fermati dalla Digos in flagranza differita in seguito agli attacchi e alle violenze registrate sabato scorso contro i cantieri del progetto Tav. L'istanza della procura si fonda su gravi ipotesi di reato, tra cui devastazione e lesioni personali a pubblico ufficiale, commesse in concorso con altri soggetti la cui identificazione è ancora in corso. La richiesta di detenzione è stata motivata dalla sussistenza di "esigenze cautelari" ritenute indispensabili.

I giovani sono inoltre indagati per resistenza a pubblico ufficiale aggravata, un'accusa per la quale, tuttavia, non è previsto l'arresto in flagranza differita.

Controlli estesi e identificazioni a Venaus

Nelle ore successive agli scontri, le forze dell'ordine hanno condotto un'operazione di controllo e identificazione di massa di notevole portata nell'area di Venaus, in particolare presso il "Festival dell’Alta Felicità". Tra domenica e lunedì, circa 1.500 partecipanti sono stati sottoposti a rigorosi accertamenti. Ogni individuo è stato fotografato e filmato, con l'obbligo di tenere in mano la propria carta d'identità, prima di poter lasciare la spianata adibita a campo tende. L'azione ha coinvolto un'ampia gamma di mezzi e persone, dai camper alle auto, fino ai ragazzi in monopattino.

Nonostante l'elevato numero di persone identificate, i risultati concreti in termini di fermi sono stati limitati: oltre ai due cittadini tedeschi per cui è stata chiesta la custodia cautelare, altri due loro connazionali sono stati espulsi dal territorio italiano, con un divieto di reingresso valido per i prossimi tre anni.

Le indagini: ipotesi di reato e materiali sequestrati

La procura di Torino ha aperto un fascicolo d'indagine che contempla i reati di devastazione e lesioni. Parallelamente, si sta valutando l'applicazione dell'aggravante delle finalità di terrorismo, un'ipotesi che dipenderà in larga parte dalle relazioni e dalle prove che saranno fornite dalla Digos. L'organizzazione quasi paramilitare degli assalti, l'uso di "armi improprie" e la chiara regia coordinata degli scontri potrebbero infatti aggravare significativamente le responsabilità dei fermati.

Durante le operazioni sono stati effettuati ingenti sequestri di materiali, tra cui maschere utilizzate per il travisamento, bottiglie incendiarie e pesanti bulloni. Questo arsenale, ritenuto in dotazione al cosiddetto "blocco nero", sarà utilizzato come prova fondamentale per dimostrare la natura degli scontri, assimilabili a una vera e propria guerriglia. Gli inquirenti non demordono e continuano a passare al setaccio i numerosi video disponibili, inclusi quelli acquisiti dalla polizia con droni della Digos e quelli che circolano in rete, nella speranza di individuare ulteriori responsabili.

Reazioni e la posizione del movimento No Tav

Le identificazioni di massa condotte dalle forze dell'ordine hanno scatenato la ferma protesta di esponenti del movimento No Tav e di Askatasuna, i quali hanno incontrato la stampa per denunciare l'accaduto, definendolo "una cosa mai vista" e annunciando la valutazione di possibili azioni legali.

Il movimento ha mantenuto una posizione di netta solidarietà con il cosiddetto "blocco nero", rifiutando qualsiasi distinzione interna. "Nessuna distinzione tra buoni e cattivi", hanno affermato, "lo abbiamo più volte detto: siamo tutti black bloc". Anche Nicoletta Dosio, figura storica e leader ottantenne del movimento, ha espresso una posizione inequivocabile. Ha dichiarato: "La violenza è quella che subiamo noi da 30 anni. Abbiamo praticato il diritto alla difesa, per questo non dobbiamo prendere alcuna distanza. In presenza o con il cuore sabato c’eravamo tutti e rivendichiamo quello che è capitato", sottolineando la rivendicazione collettiva delle azioni avvenute.