Le operazioni di identificazione dei militanti No Tav che nella mattinata del 2 agosto 2026 hanno lasciato il presidio di Venaus sono attualmente ferme. Dopo circa un'ora e mezza dall'inizio delle procedure, i partecipanti non hanno ancora iniziato a fornire i propri documenti alle forze dell'ordine. Sulla provinciale 210, una coda di circa quaranta veicoli, inclusi quelli degli operatori dell'informazione, testimonia la situazione di stallo. Il reparto mobile è schierato a chiusura delle uscite strategiche prima di Susa e Mompantero, mantenendo un controllo rigoroso sull'area.
I controlli a Venaus: contesto e modalità delle identificazioni
La situazione odierna si inserisce in un più ampio contesto di controlli rafforzati, attuati dalle forze dell'ordine a seguito delle recenti proteste legate al movimento No Tav. Nei giorni immediatamente precedenti, in particolare durante il «Festival dell’Alta Felicità» sempre nell'area di Venaus, sono state condotte identificazioni di massa. Nel corso di queste operazioni, che hanno coinvolto un imponente schieramento di forze dell'ordine e l'istituzione di numerosi posti di blocco per ogni tipo di mezzo – da auto e camper fino a ragazzi in monopattino –, sono state identificate complessivamente circa millecinquecento persone tra sabato e domenica.
Ai partecipanti è stato richiesto di esibire la carta d'identità, seguita da un rilievo fotografico e da riprese video che documentavano i soggetti "dalla testa ai piedi", un processo che molti hanno definito una vera e propria schedatura di massa.
L'azione delle forze dell'ordine è stata motivata dalla necessità di risalire ai responsabili degli episodi di violenza e devastazione avvenuti nei cantieri della Tav. Nonostante l'elevato numero di persone identificate, i risultati concreti in termini di fermi sono stati finora limitati: sono stati effettuati solo due fermi, riguardanti due cittadini tedeschi, mentre altri due loro connazionali sono stati espulsi dall'Italia con un divieto di ritorno per tre anni.
Durante le operazioni, sono stati inoltre sequestrati vari oggetti considerati "armi improprie", tra cui maschere, bottiglie incendiarie e pesanti bulloni, elementi che costituivano l'arsenale in dotazione al cosiddetto «blocco nero».
Le reazioni del movimento e le indagini della Procura
Le procedure di identificazione e i rilievi fotografici hanno suscitato proteste da parte di esponenti del movimento No Tav e del centro sociale Askatasuna. Questi hanno criticato aspramente la "schedatura di massa", valutando anche azioni legali e affermando con decisione: «Nessuna distinzione tra buoni e cattivi — lo abbiamo più volte detto: siamo tutti black bloc». La Procura di Torino ha aperto un fascicolo per devastazione e sta valutando l'applicazione dell'aggravante delle finalità di terrorismo.
Le indagini proseguono, e molto dipenderà dalle relazioni che saranno consegnate dalla Digos, che sta analizzando anche video e immagini, incluse quelle riprese dai droni, nella speranza di identificare i responsabili nascosti dietro i travisamenti del «blocco nero».