Le rappresentanze sindacali unitarie (RSU) di Acciaierie d'Italia e Ilva in amministrazione straordinaria hanno diffuso una nota dopo l'assemblea del 7 agosto 2026 a Genova. Al centro della quattordicennale vertenza ex Ilva, la decisione della Corte d'Appello di Milano impone la bonifica degli impianti dell'area a caldo di Taranto entro novanta giorni, con scadenza fissata al 28 ottobre, pena la chiusura degli stessi.

Le RSU seguono con attenzione il dibattito politico sulla transizione energetica e la riconversione industriale, processi che richiedono anni e un ricambio generazionale.

Hanno inoltre ribadito che le aree di Cornigliano sono vincolate al progetto siderurgico nazionale e non sono in discussione. La richiesta è chiara: “Entro la scadenza del novantesimo giorno ci devono spiegare come tenere vivo il ciclo siderurgico che da Taranto si estende a Genova e all'intero nord Italia”.

Le richieste dei lavoratori e lo stato di agitazione

Da settembre, le RSU annunciano uno stato di agitazione per ottenere soluzioni immediate che garantiscano la continuità produttiva siderurgica. Le proposte future saranno verificate dal prossimo mese. “Noi chiediamo lavoro e reddito – afferma la nota – questo Paese non può permettersi di rinunciare all'acciaio. Ci vediamo a settembre aspettando risposte sul nostro futuro immediato.

Il tempo delle chiacchiere è finito”.

Il contesto istituzionale e i tavoli di confronto

Il tema della continuità produttiva e della bonifica degli impianti di Taranto è al centro di un'intensa agenda istituzionale. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) coordina il dossier, convocando tavoli tecnici interministeriali per definire le misure future del sito produttivo. Partecipano rappresentanti della Presidenza del Consiglio, di vari ministeri, Invitalia e i commissari straordinari di Acciaierie d'Italia e Ilva in amministrazione straordinaria.

Questi incontri sono finalizzati a esaminare i progetti industriali presentati per nuovi investimenti nel territorio e a discutere le prospettive produttive e industriali dello stabilimento.

L'obiettivo è anche valutare le ricadute occupazionali e le conseguenze sull'intero sistema produttivo locale, con la partecipazione di rappresentanti regionali, locali e delle principali associazioni di categoria.