Centinaia di camion sono rimasti bloccati per oltre due settimane al passo di frontiera Cristo Redentor, cruciale collegamento tra Cile e Argentina, a causa di un'eccezionale ondata di maltempo invernale. Il valico, situato a oltre 3.000 metri di altitudine, è completamente chiuso da 18 giorni per il forte accumulo di neve sulle Ande. La Confederazione cilena degli autotrasportatori (Cndc) ha descritto la situazione come “complessa”, evidenziando come essa si estenda anche ad altri valichi tra i due Paesi, mettendo a dura prova l'intera rete di trasporto.
Squadre di operai provenienti da Cile e Argentina stanno lavorando incessantemente per liberare la carreggiata, ma il rischio di frane e valanghe persiste, rendendo impossibile fissare una data certa per la riapertura del passo. Questa prolungata interruzione ha significative ripercussioni anche su altri valichi, ora congestionati dal traffico merci che è stato deviato. La Cndc ha sottolineato come tale emergenza “torna ad evidenziare la fragilità dei collegamenti tra Argentina e Cile”, ribadendo l'urgenza di accelerare i lavori del progetto del Passo di Las Lenas. Quest'ultimo è considerato un'alternativa fondamentale a bassa quota, essenziale per garantire la percorribilità durante tutto l'anno e ridurre la dipendenza dai passi ad alta quota, più vulnerabili alle condizioni meteorologiche estreme.
Impatto sul commercio e sulla logistica regionale
Il passo Los Libertadores, noto anche come Cristo Redentor, rappresenta il principale corridoio terrestre per lo scambio commerciale e il trasporto di merci tra Cile e Argentina. Dati relativi al 2025 indicano che attraverso questa via sono transitati ben 427.214 camion e oltre 6,5 milioni di tonnellate di merci, a conferma della sua importanza strategica. La chiusura preventiva, imposta per motivi di sicurezza a causa delle intense nevicate e del maltempo, ha lasciato centinaia di veicoli fermi sia sul lato cileno che su quello argentino. Sebbene le associazioni di categoria abbiano precisato che la paralizzazione del cammino non provocherà un immediato rischio di desabastecimento di prodotti, è innegabile che la situazione comporterà un aumento significativo dei costi logistici e ritardi nelle consegne, generando un impatto economico considerevole per le imprese coinvolte.
Congestione sui valichi alternativi e situazione dei veicoli
La deviazione del traffico merci ha inevitabilmente messo sotto pressione altri passi di frontiera, come il Paso Jama, situato nel nord di Antofagasta, e il Cardenal Samoré, nella regione di Osorno. Questi valichi alternativi risultano ora fortemente congestionati, aggravando ulteriormente le complicazioni per le catene di approvvigionamento regionali. Le autorità argentine hanno fornito un quadro dettagliato della situazione: oltre 500 camion sono fermi in alta montagna, distribuiti in diversi punti della strada di confine. Ulteriori 70 veicoli attendono pazientemente in aree di sosta dedicate, come il predio Red Mercosur, mentre circa 950 rimangono bloccati lungo un tratto della Ruta Nacional 7, a est della capitale provinciale.
La principale preoccupazione per gli operatori del settore e per il commercio bilaterale rimane la durata incerta della chiusura del passo principale, che continua a generare ritardi, costi aggiuntivi e una profonda incertezza per l'intera filiera logistica.