Sushi, poké, cucina cinese e messicana sono ormai entrati nelle abitudini degli italiani. Ma nelle grandi città cresce anche la curiosità verso Perù, Argentina e Cuba, mentre nuove piattaforme portano le cucine di nicchia direttamente nelle case
La cucina internazionale, i nuovi trend
Pizza, pasta e cucina regionale restano pilastri della tavola italiana, ma il modo di mangiare degli italiani sta cambiando. Sempre più spesso la curiosità porta verso sapori diversi, ingredienti meno familiari e tradizioni gastronomiche provenienti da altri Paesi.
La cucina internazionale non è più soltanto qualcosa da provare occasionalmente al ristorante.
Per una parte crescente del pubblico è diventata una possibilità quotidiana, favorita dai viaggi, dal multiculturalismo delle città, dal delivery, dai social network e dalla possibilità di conoscere nuove culture anche attraverso il cibo.
A fotografare bene questo cambiamento è l’Osservatorio Nestlé. Tra gli italiani tra i 18 e i 34 anni il 73% dichiara di amare la cucina etnica. La percentuale scende invece al 37% tra gli over 65. Il dato racconta una differenza generazionale evidente: i più giovani sembrano molto più disponibili a sperimentare sapori e tradizioni lontani dalla cucina italiana.
Giapponese, cinese, spagnola e messicana: le cucine straniere più amate
Secondo lo stesso Osservatorio Nestlé, tra gli adulti che apprezzano la cucina etnica la giapponese occupa il primo posto, seguita da cinese, spagnola, messicana e greca.
Il dato è interessante perché mostra come alcune cucine siano ormai uscite dalla dimensione della semplice curiosità. Sushi, tacos, tapas e piatti della tradizione cinese sono diventati familiari a una parte consistente del pubblico italiano.
Ma accanto alle cucine più conosciute stanno emergendo nuove tendenze.
Dal sushi al poké: quando l’etnico diventa quotidiano
Il Giappone è probabilmente l'esempio più evidente di una cucina straniera diventata ormai familiare.
Sushi e sashimi sono entrati nell'offerta gastronomica di moltissime città, ma il pubblico sta scoprendo anche ramen, gyoza, udon e altre specialità.
A Milano il fenomeno è particolarmente evidente. Secondo Deliveroo, nel 2025 il poké è stato il cibo più ordinato dai milanesi.
Nella classifica delle cucine più ordinate seguivano giapponese, cinese, pizza, turco e kebab. La cucina giapponese è inoltre risultata quella con la crescita maggiore tra queste categorie, con circa il 50% in più di ordini rispetto ai dodici mesi precedenti.
Il cambiamento è significativo: il consumatore alterna sempre più facilmente la cucina italiana a esperienze gastronomiche provenienti da altre parti del mondo.
Cina: una cucina che continua a reinventarsi
La cucina cinese non è certo una novità in Italia, ma sta vivendo una trasformazione.
Accanto ai ristoranti tradizionali sono diventati più conosciuti bao, noodles, dim sum, hot pot e ravioli, permettendo al pubblico di avvicinarsi a una gastronomia molto più ampia rispetto ai piatti che per anni hanno rappresentato l'offerta cinese più familiare agli italiani.
Anche in questo caso Milano rappresenta un osservatorio privilegiato. Secondo TheFork, il capoluogo lombardo concentra il 36% dei ristoranti cinesi presenti sulla piattaforma in Italia.
Tra gli indirizzi milanesi presenti sulla piattaforma compaiono, per esempio, Jin Yong, Stella d'Asia e YuanZi HotPot.
Non sono soltanto nomi di ristoranti: rappresentano la progressiva diversificazione dell'offerta cinese in città.
Corea del Sud: il cibo diventa pop
Se il Giappone è ormai consolidato, la Corea del Sud rappresenta una delle novità più interessanti.
Kimchi, bibimbap, tteokbokki e Korean fried chicken stanno diventando sempre più familiari al pubblico italiano, complice anche la straordinaria popolarità internazionale della cultura coreana.
Secondo l'Osservatorio Just Eat, nell'ultimo anno gli ordini di kimchi sono aumentati del 76%, quelli di bibimbap del 21% e quelli di fried chicken del 31%. Anche i contenuti TikTok dedicati a kimchi e tteokbokki sono cresciuti rispettivamente del 44% e del 61% in Italia.
È un esempio significativo di come oggi una cucina possa viaggiare insieme alla musica, alle serie televisive e ai social network.
India e Marocco: crescono spezie e contaminazioni
La curiosità degli italiani non si ferma all'Asia orientale.
Secondo TheFork, confrontando i primi tre mesi del 2025 con lo stesso periodo del 2024, le prenotazioni nei ristoranti marocchini sono cresciute del 58,3%, quelle nei ristoranti cinesi del 31,8%, nei giapponesi del 20,8% e negli indiani del 19,7%.
La cucina indiana porta in tavola curry, naan, spezie e numerose proposte vegetariane. Quella marocchina conquista invece con tajine, cous cous, carni speziate e preparazioni dal forte carattere conviviale.
Anche a Milano l'offerta è molto diversificata: TheFork include, tra gli esempi della ristorazione internazionale della città, realtà indiane come Govinda e Tara e locali marocchini come El Jadida.
Messico: la cucina latina ormai conosciuta dal grande pubblico
Tra le cucine latinoamericane, quella messicana è probabilmente una delle più familiari agli italiani.
Tacos, burritos, nachos, guacamole e altre specialità sono ormai facilmente riconoscibili, mentre la diffusione di prodotti messicani anche nella grande distribuzione ha contribuito a rendere questa gastronomia ancora più accessibile.
A Milano, per esempio, TheFork censisce anche realtà come Chihuahua Tacos.
Ma il vero interesse, oggi, è capire quali saranno le prossime cucine latinoamericane capaci di uscire dalla nicchia.
La nuova onda latinoamericana
Perù, Argentina e Cuba rappresentano tre volti diversi della gastronomia latinoamericana, accomunati da una presenza sempre più visibile nelle grandi città italiane e da un pubblico curioso di scoprirne sapori e tradizioni.
Milano, ancora una volta, è un osservatorio privilegiato.
Perù: il ceviche è solo l'inizio
Tra le tre, la cucina peruviana è probabilmente quella con il maggiore potenziale per conquistare un pubblico curioso di sperimentare.
Il ceviche è il piatto più conosciuto, ma la gastronomia del Perù è molto più ampia e riflette una storia di contaminazioni tra tradizioni indigene, spagnole, africane, cinesi e giapponesi.
A Milano TheFork censisce attualmente 12 ristoranti nella categoria peruviana. Tra questi figurano D' Karbon & Limon, Trujillo Ristobar, Aki Me Kedo, Pachamama Milano e Ta' Bueno Navigli.
Il ceviche può quindi essere soltanto il punto di partenza per scoprire causa, anticuchos, lomo saltado, ají de gallina, papas a la huancaína e altre specialità.
Argentina: asado, empanadas e convivialità
La cucina argentina segue invece una strada diversa.
Carne alla griglia, empanadas, provoleta e asado presentano diversi punti di contatto con i gusti italiani. Il suo elemento distintivo è soprattutto la dimensione conviviale.
L'asado non è soltanto una preparazione: è un momento di condivisione, legato alla socialità e alla cultura gastronomica argentina.
Anche a Milano la proposta è ormai articolata. TheFork censisce 12 ristoranti argentini, tra cui Don Julio, El Gaucho, El Dogo ed El Porteño.
La cucina argentina può quindi avvicinare chi vuole sperimentare una tradizione internazionale senza allontanarsi troppo dai propri riferimenti gastronomici.
Cuba: una cucina ancora da scoprire
La cucina cubana rappresenta invece una nicchia più particolare. Rispetto alle altre cucine etniche, è meno presente nella ristorazione italiana e proprio per questo può avere un grande potenziale narrativo e gastronomico. A Milano, infatti, la cucina cubana ha già trovato alcuni punti di riferimento. Tra i locali presenti sulla piattaforma Tripadvisor figurano Monkey in the City, La Bodeguita del Medio, El Diablo Tun Tun. Alcuni di questi locali puntano sull'esperienza nel suo insieme: La Bodeguita del Medio ed El Diablo Tun Tun sono conosciuti per l'atmosfera, la musica e l'ambientazione che contribuiscono a ricreare l'identità e il clima della cultura cubana.
Queste suggestioni caraibiche contribuiscono a rafforzare l'immaginario con cui Cuba è spesso associata in Italia: rum, mojito, musica e balli. Ma la cultura gastronomica de la Isla va ben oltre questi simboli. La tavola cubana racconta infatti una tradizione molto più ampia: ropa vieja, congrí, moros y cristianos, picadillo, yuca con mojo e tostones sono solo alcune delle preparazioni che permettono di scoprirne l'identità gastronomica.
Come altre cucine di nicchia, anche quella cubana sta trovando nuove modalità per avvicinarsi al pubblico, andando oltre il tradizionale ristorante. Tra queste c'è lo chef a domicilio, una formula che trasforma la cena privata in un'esperienza gastronomica legata a una cultura specifica.
Dai ristoranti allo chef a domicilio
Una delle formule che possono contribuire a far conoscere una cucina di nicchia è quella dello chef a domicilio.
A Milano opera, per esempio, Boricua Chef, con Cubalife, progetto dedicato alla cucina cubana e caraibica. Il servizio permette di avere un personal chef dedicato, con un'esperienza che comprende anche presentazione, servizio e organizzazione della cena.
È un esempio interessante perché racconta un cambiamento più ampio: non è necessariamente il cliente a dover entrare in un ristorante specializzato. In alcuni casi è la cucina stessa a raggiungere il cliente, trasformando una cena privata in un'esperienza culturale e gastronomica.
E per una tradizione ancora poco conosciuta come quella cubana, questa formula può rappresentare un modo per raggiungere un pubblico che magari non sceglierebbe spontaneamente un ristorante cubano.
Dallo chef a domicilio alla tecnologia: nasce Keetchen
L'idea di portare una cucina di nicchia direttamente a casa non si ferma però ai soli chef professionisti. Dalla stessa esigenza nasce anche Keetchen, una nuova app che prova a mettere in contatto chi cerca i sapori di una determinata cultura con home cook e personal chef.
Alle spalle dell'app c'è Saman Saeedi, di origine iraniana. L'idea, racconta il suo ideatore, è nata da un'esperienza personale: cercando piatti della cucina del proprio Paese, Saeedi si è trovato a fare i conti con la difficoltà di reperirli. Da quella ricerca è nata una domanda semplice: se lui aveva difficoltà a trovare il cibo con cui era cresciuto, quante altre persone potevano avere lo stesso desiderio?
Keetchen nasce così con l'obiettivo di creare un punto d'incontro tra domanda e offerta di cucine spesso difficili da trovare nei circuiti tradizionali. La piattaforma permette di scoprire e acquistare cibo dando visibilità anche a quelle tradizioni gastronomiche che raramente trovano spazio nei menu più convenzionali.
La sua storia si inserisce in un cambiamento più ampio: la cucina internazionale non viene più cercata soltanto al ristorante, ma anche nelle case di chi quella tradizione la conosce e la cucina ogni giorno.
Il cibo diventa un modo per viaggiare
Il cibo oggi viaggia attraverso fotografie, video, influencer, serie televisive e piattaforme di delivery.
Per le nuove generazioni, provare una cucina diversa non significa necessariamente compiere una scelta straordinaria. Può essere semplicemente il modo di cambiare cena.
Il fenomeno è particolarmente evidente nei grandi centri urbani, dove la presenza di comunità internazionali rende più facile trovare prodotti, ristoranti e persone capaci di raccontare una tradizione gastronomica.
Milano, con la sua forte componente internazionale, rappresenta probabilmente uno dei migliori esempi italiani di questa trasformazione.
Dalla cucina etnica alla cucina internazionale
Forse il cambiamento più importante è proprio questo: il termine “etnico” sta diventando sempre meno sufficiente per descrivere le abitudini alimentari contemporanee.
Una volta la cucina straniera rappresentava una parentesi rispetto alla tradizione italiana. Oggi può diventare una scelta abituale.
Il sushi è ormai quotidiano, il poké è diventato uno dei protagonisti del pranzo veloce, la cucina cinese si è diversificata, quella coreana è entrata nell'immaginario pop e nuove tradizioni continuano a trovare spazio nelle grandi città.
E mentre alcune cucine diventano mainstream, altre stanno lentamente uscendo dalla nicchia.
Peruviana, argentina e cubana potrebbero essere alcune delle prossime protagoniste di questo viaggio gastronomico.
Ma la vera novità potrebbe essere il modo in cui queste cucine arriveranno sulle nostre tavole: non soltanto attraverso il ristorante, ma anche grazie allo chef a domicilio, alle comunità e a piattaforme digitali come Keetchen.
Perché la nuova tendenza non sembra essere semplicemente mangiare “etnico”.
È scegliere un piatto che racconti un luogo, una cultura e una storia diversa dalla propria.
E oggi, per scoprire il mondo, potrebbe bastare anche una tavola a Milano.