Il suo nome era Maurits Cornelis Escher; il suo luogo d'origine Leeuwarden in Olanda, la sua professione: artista visionario. Escher, "maestro" tra i più originali della post-modernità, nacque nel giugno del 1898. Già nelle note del proprio nome recava tracce di quella sua arcana facoltà generatrice d'illusioni, di visioni "ricomposte", di ritratti di matematica, immaginifica finzione che lo resero celebre nel mondo. Cresciuto ad Arnheim, ove frequentò con infelice esito il liceo locale, fu assorbito nell'adolescenza dalla passione per il disegno, sperimentando più tardi una propria ed efficace tecnica d'incisione su linoleum. Superato lo scoglio del diploma di maturità, giunse in Italia per un classico viaggio formativo, da cui ricaverà utili insegnamenti e suggestioni tecniche.

Più tardi, vedrà pubblicazione anche un libretto di poesie di vari autori, dal titolo "Fiori di Pasqua", istoriato con sue sensibili xilografie di quel periodo. Indotto dal padre, noto ingegnere, ad iscriversi ai corsi della facoltà di architettura, si trasferì ad Harleem, abbandonando però prestissimo l'università per i suoi amati corsi di disegno. Viaggiò molto in Spagna, cogliendo ogni spunto creativo dall'Alhambra e dai mosaici moreschi, che gli suggerirono tecniche di esecuzione grafica, mediante cui frazionava i campi delle composizioni con matematica esattezza. La tradizione iberica suggerì ad Escher anche un'originale "applicazione decorativa" che ne ispirerà i disegni periodici, di minuziosa scomposizione grafica, eseguiti con una maniacale ripartizione regolare delle superfici: originale matematizzazione artistica dello spazio che costituirà il "logo creativo" di Escher, contaminando sempre più di scienza le sue prove d'Arte.

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In Italia incontrò la sua futura moglie nel 1923 e a Siena tenne la sua prima importante mostra personale, a tema naturalistico. Lavorò ovunque nel mondo, affinando instancabilmente tecnica e linguaggio creativo. Roma fu a lungo la sua città ma esigenze di personale incolumità lo indussero a trasferirsi in Svizzera, nel 1934. La nascita del figlio Jan nel 1938 ne mutò l'orientamento produttivo, generando in lui poetiche di profonda riflessione artistica che superarono i temi paesaggistici: nacque così il paesaggio interiore di Escher. Le sue creazioni grafiche divennero rapidamente celebri, per l'utilizzo immaginifico e fantasmatico di molteplici e spaesanti effetti ottici. Paesaggi illusionistici e inversioni di prospettive costruite con "geometrie" di estrema meticolosità grafica, scorcertarono e appassionarono il mondo dell'arte e della psico-sociologia. Con Escher, l'ambiguità della visione umana divenne anche ambiguità dei significati, rendendo fungibili gli estremi di positivo e negativo.

Psicologia, fantascienza, matematica e storia furono i suoi paradigmi disciplinari d'ispirazione. Apprezzato dal mondo accademico dei matematici, Escher si spense - dopo un lunga degenza in ospedale - a Hilversum, nel 1972.

E Roma s'appresta ad ospitare, dal 20 settembre prossimo al 22 febbraio 2015, presso lo straordinario Chiostro del Bramante, una mostra dedicata a questo singolare artista, teoreta grafico della contemporaneità, con l'apporto di oltre 130 opere, prodotta da Arthemisia Group e Dart Chiostro del Bramante, e curata da Marco Busagli. "Solo coloro che tentano l'assurdo raggiungeranno l'impossibile" affermava Escher, al contempo sostenendo che "Adoriamo il caos perché amiamo produrre l'ordine", come quello sorprendente dei suoi portentosi paradossi grafici.