In alcuni centri (come Manerbio, in provincia di Brescia), è stato proiettato proprio a Pasqua: appropriato pensiero. "God's Not Dead" (USA, 2014)tenta infatti di proporre una "resurrezione", se non proprio di Dio, della possibilità di teorizzarLo. In Italia, è uscito durante l'anno corrente. Stando alle note finali della pellicola, l'argomento è stato fornito da una serie di cause legali realmente avvenute, che avevano per protagonisti universitari forzati dai professori ad abiurare la propria fede.

La trama

Josh Wheaton (Shane Harper) si è iscritto al primo anno di università.

Per ottenere una laurea in campo giuridico, deve sostenere obbligatoriamente l'esame di Filosofia. Peccato che il suo docente sia il professor Radisson (Kevin Sorbo), ferocemente antireligioso. E che Josh sia convintamente credente.

Alla prima lezione, il professore pretende che ciascuno studente presenti un foglio firmato, con l'affermazione "Dio è morto". Josh, coerentemente, si rifiuta di obbedire. Il docente, allora, gli lancia una sfida: avrà tre lezioni a disposizione per dimostrare la propria tesi teista.

Intorno a questa vicenda, ne ruotano altre. Quella di Mina (Cory Oliver), la fidanzata del professor Radisson: intelligente, ma con complessi d'inferiorità e incapace di un vero dialogo col proprio uomo.

Quella di Amy Ryan (Trisha LaFache), giornalista brillante e avvenente che perde tutto a causa del cancro.

C'è la storia di Mark (Dean Cain), giovane uomo d'affari, fidanzato di Amy e fratello di Mina. Incapace di concepire rapporti che non siano di mutua soddisfazione, abbandona sia la ragazza malata di tumore che la madre, affetta da demenza senile.

C'è Ayisha (Hadeel Sittu), che deve nascondere la propria nuova fede al padre, musulmano "all'antica". E c'è il reverendo Dave (David A.R. White), non molto versato nell'esercitare la pazienza cristiana in fatto di auto, ma che capita in tempo per aiutare Josh, Ayisha e un passante inaspettato.

Nel cuore del film

Un film non è il mezzo adatto per condurre un dibattito filosofico immenso.

Specialmente laddove sono in gioco nomi come quello di Stephen Hawking. E' perciò inevitabile che il risultato sia piuttosto inferiore alla roboante promessa del titolo. In particolare, colei che scrive ha trovato un' "americanata" quel finale a base di rock e SMS.

In compenso, però, ci sono alcuni aspetti interessanti, che costituiscono - a mio personale avviso - il cuore della pellicola. Dio ne risulta un buco, un buco nero che esercita magnetismo sulle storie dei personaggi, fino a unificarle.

Un dibattito che dovrebbe essere puramente accademico finisce per far affiorare le fragilità di ciascuno. Ed è nella sua peculiare fragilità che si trova il tesoro di una persona, quello che mai si lascerebbe rubare.

Un professore che si riteneva il dio della classe si scopre troppo umano, nella propria fame d'amore. Una giornalista che ha svelato verità scomode non riesce a scrivere quella della propria prossima morte.

Un uomo affettivamente morto si sente ammonire dalla voce della madre demente, in un'isola di lucidità. Un ragazzo succube della fidanzata scopre di avere una volontà propria, di non dover soggiacere ai progetti di vita che altri gli hanno cucito addosso. Una Cenerentola comprende di valere per se stessa, non in base all'approvazione del fidanzato.

Per quanto palesemente "catechistico", "God's Not Dead" riesce a far emergere i buchi che attraggono la vita umana. E ammonisce a non rifiutare o irridere ciò che non si riesce ad afferrare. Perché è proprio quello che afferra noi alle spalle.