È cosa buona e giusta “rubare” al ricco per riprendersi quello che ci spetta? Si può riscoprire la religiosità nella preghiera ad un santo affinché giustifichi le nostre illecite azioni? Esiste una “giustizia”? Questi i temi principali di Na strana protezione, la commedia tratta da "De Pretore Vincenzo" di Eduardo De Filippo, il cui testo è stato adattato in romanesco, ambientando la vicenda a Roma.

La storia 

Il sipario si apre su una stanza al buio dove dorme De Pretore Vincenzo, un giovane ladruncolo, "figlio di padre ignoto", a cui piace fare una vita comoda e senza privazioni, che si procura con ripetuti, piccoli furti e con la costante paura di essere arrestato.

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In realtà egli è convinto di essere un nobile che con i guadagni del suo "lavoro" presto riuscirà a riconquistare l'agiatezza della sua presunta condizione originaria – “io so' signore”, ricorda spesso. E’ innamorata di lui Ninuccia, una povera ragazza che si guadagna da vivere lavando le bottiglie in un’osteria, che sogna una vita normale con un marito e dei bambini. Vincenzo la ricambia, ma ad una condizione: che lei si vesta e si comporti come una signora, una nobile.

Come un piccolo Robin Hood, Vincenzo ruba al ricco per dare al povero, cioè a se stesso, motivato dal desiderio di riscattarsi. L’amore di Ninuccia è forte ed autentico, nonostante le maldicenze della gente, lei è pronta a far l’amore con lui anche prima che la sposi e lo aspetta per tutto il tempo che lui passa in carcere (viene infatti arrestato per aver rubato un anello). Percepibile e naturale l’intesa tra i due, intensa l’espressività del loro sentimento.

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Tutti noi ci aspettiamo e ci illudiamo di una possibile redenzione una volta riconquistata la libertà. In un certo senso sì, ma Vincenzo si redime a modo suo. Si fa convincere da Ninuccia ad affidarsi ad un santo e sceglie quello, a suo giudizio, “più in alto” ovvero San Giuseppe, affinché lo guidi e lo protegga. E quando rimane da solo davanti alla statua del santo, cosa fa? Gli chiede una strana protezione: gli promette un grande restauro se lo aiuterà nel suo mestiere di ladro.

I miracoli cominciano subito perché nella piazza arrivano dei turisti stranieri e lui li deruba facilmente, senza che nessuno se ne accorga e offre grandi ceri "per grazia ricevuta" al santo. E così continua, convinto che la sacra protezione valga ovunque e comunque, fino al giorno in cui una delle sue presunte vittime reagisce sparandogli e ferendolo a morte.

La comicità dell’opera

E qui comincia la parte più comica e fievolmente sacrilega della rappresentazione.

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E’ molto divertente e a tratti surreale il dialogo tra Vincenzo e San Giuseppe, ancora di più lo è quello con “Dio”, che appare come un padre – padrone affatto magnanimo come dovrebbe. In tutta la commedia sono sapientemente dosati il realismo e le visioni, i momenti di risata pura e quelli di riflessione più amara, un’altalena di toni e umori che tiene viva l’attenzione dello spettatore e rende la rappresentazione scorrevole e a portata di tutti.

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Il pensiero del pubblico. Semplici le battute, facilmente comprensibili i meccanismi psicologici alla base delle azioni e grande affiatamento tra gli attori sul palcoscenico. Ottima anche la regia e l’adattamento in romanesco della commedia che le dona una cornice e un animo più “locale”. Lo spettacolo è arricchito dalle canzoni interpretate e accompagnate con la chitarra da Marco Casalayna che rendono ancora più evidente il legame tra il reale della vita terrena e la surreale comicità della vita nell’aldilà.

Il premio. “Na strana protezione”, della compagnia Gilda dei Guitti di Frascati per la regia di Silvia Faccini, ha vinto il Premio Miglior Regia e il Premio Speciale Luciano Sassara alla X Rassegna Fidelitas di teatro amatoriale a Vitorchiano.

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