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L'America degli anni '50 era un bel posto solo se visto da una cartolina, una di quelle che ritraggono paesaggi maestosi e gente sorridente, ma di cui non si riescono a cogliere i particolari perché troppo sgranati. A chi da un'occhiata di sfuggita, la cartolina appare graziosa, simpatica, magari da conservare; chi si sofferma su ogni profilo e contorno comincia però a notare dei difetti. Perché c'è sempre una zona d'ombra che il sole patinato non riesce a cogliere. Ecco, l'America degli anni '50 era una bella cartolina patinata, un paradiso in terra per i bianchi, dove essere "nero" era il più delle volte un problema. E i problemi a quell'epoca si risolvevano a suon di rock 'n' roll, l'unica vera arma che gli emarginati, gli esclusi, i reietti avevano a disposizione per riscattare la propria condizione sociale.

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Chuck Berry, 90 anni oggi, era uno di questi. 

Johnny B. Goode, il ragazzo di campagna che sognava di diventare una star

Chi è Chuck Berry? John Lennon arrivò dritto al punto: "Se vuoi dare un altro nome al rock 'n' roll, puoi chiamarlo Chuck Berry." Semplice, diretto e vero. Chuck ha inventato il rock, quello da ballare, quello della generazione post-bellica dalla quale sarebbero partite le basi della controcultura di Dean e Brando, quello dei sogni che si avverano anche se sei un teppistello del Missouri che vuole una cosa sola: suonare la chitarra davanti a migliaia di giovani che in te rivedono la ribellione, la protesta contro lo status quo della famiglia, del sabato al mega centro commerciale e della domenica in chiesa.

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Un futuro nuovo, diverso, esisteva ed era a portata di mano: bastava seguire il percorso tracciato da quella musica così strana, comica a volte, ma che faceva ballare bianchi e neri insieme in un momento storico in cui c'era ancora un cordone di pregiudizio e odio razziale a dividerli. Chuck Berry ha fatto tutto questo. E non è affatto poco: i Rolling Stones, i Beatles, i Beach Boys (che a onor di cronaca gli soffiarono Sweet Little Sixteen) e tante altre wanna-be-stars di cui nessuno si ricorda il nome, trovarono in Chuck e nel rock 'n' roll la loro vera identità.

Chuck Berry e il cinema: Ritorno al futuro e Pulp Fiction

Il rock è un linguaggio universale e trasversale: attraversa corpi e anime indistintamente e investe poesia, letteratura, cinema.

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Soprattutto quest'ultimo. E così la musica di Chuck Berry la ritroviamo in due pietre miliari di Hollywood: Ritorno al futuro, il film di Robert Zemeckis che consacrò Michael J. Fox a idolo delle nuove generazioni e Pulp Fiction, il capolavoro di Tarantino dove John Travolta e Uma Thurman diedero vita a una delle scene cult che ancora oggi conta milioni e milioni di imitazioni e omaggi. La canzone presente in Ritorno al futuro non ha bisogno di presentazioni, perché rappresenta l'apoteosi musicale di Chuck Berry: Johnny B. Goode, con un giovanissimo Michael J. Fox che si lanciava in un'improvvisata Duck Walk per imitare il suo idolo. E poi, anche qui le presentazioni sono superflue: You Never Can Tell valse a Vincent Vega e Mia Wallace il primo premio in quel "diner stile fifties" dal sapore di cartolina.