Diceva Italo Calvino che un classico sa risuonare per sempre. Riprendeva il saggio Che cos'è un classico? di Thomas Eliot

Per vibrare meglio oggi un classico della letteratura ha bisogno della musica. Non della cetra che accompagnava i miti greci, ma delle note di Giuseppe Verdi e di Enrico Morricone, in grado di far rivivere emozioni eterne e di trasmettere la grammatica dei sentimenti manzoniana.

Il cigno di Bussetto, prediletto di Placido Domingo, non se la sentì di trarre un'opera lirica dai Promessi Sposi. Lo fece, invece, il suo contemporaneo, Amilcare Ponchielli, con modesti risultati.

Eppure i personaggi e l'emozioni musicali c'erano tutte: dal terrore di Don Abbondio, alla frustrazione di Perpetua, dalla tracotanza dei bravi all'alterigia di Don Rodrigo, dalla pudicizia di Lucia alla perversione della Monaca di Monza.

Note per un classico

Domani il Museo Nazionale del Cinema dice la sua sul problema di sonorizzare il romanzo italiano per antonomasia, con Mauro e Roberto Agagliate che hanno introdotto la musica nel film muto <I promessi sposi>, restaurato dalla Cineteca Nazionale di Roma, ma girato a Torino nel 1913 nella sede della Studio Ambrosio di via Mantova, ora Teatro Espace.

Si tratta di un evento culurale che viene a coincidere con la II edizione di Seeyousound, rassegna cinematografica ospitata dal Museo del Cinema. Fino a 4 febbraio, qui si proiettano non solo colonne sonore, ma pellicole che hanno per oggetto la musica.

Si vuole sottolineare quanto questo genere di cinema abbia influito sulla tradizione popolare e quale traccia sia destinata a lasciare con l'evoluzione dei generi musicali.

Ne era entusiasta il presidente Alberto Barbera, ora alla scadenza del contratto e nella bufera.

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Preoccupa l'invadenza del Torino Gay & Lesbian Festival e del suo direttore Giovanni Minerba.

Per evitare altre polemiche sulla culturopoli sotto la Mole, d'accordo con Barbera si è deciso che Minerba, ricostruirà un archivio sistematico per lo studio del cinema gender. Ma l'amore tra Renzo e Lucia è tutt'altro che omosessuale.

E', invece, una relazione castissima e nel romanzo storico non c'è una scena di sesso. Una sua maldestra ipermodernizzazione letteraria citerebbe siti porno, peraltro ora più sicuri.

I ragazzi che studiano I Promessi Sposi alle superiori dovrebbero sapere che ciò è dovuto alla conversione di Alessandro Manzoni dal giansenismo al cattolicesimo.

Il progetto pilota del Museo del cinema per musicare Manzoni si rivolge a loro, perché un giorno possano affrontare anche la grammatica dei sentimenti dei filosofi Spinoza e Scheler.

Una soluzione letteraria

Nel Fermo e Lucia, la prima versione dei Promessi sposi, i protagonisti erano più disinibiti. Tuttavia rimane l'amore il protagonista del testo manzoniano, considerato all'unanimità un romanzo storico.

Ma da sempre l'amore è il motore della storia.

Preoccupa anche che la letteratura ipermoderna l'ha spesso dimenticato, ma l'amore è sguardo, eccesso, fuga, viaggio, rapimento, segreto, dono. Secondo Erich Fromm, medico di base, ancor prima che teorico, è la soluzione dell'esistenza.

Il cinema ha frequentato molto le vicende di Renzo e Lucia. Questo è un vantaggio per un compositore odierno, ma oggi nella tecnica compositiva c'è il problema del silenzio. Alcune scene lo vogliono e le si deve rispettare.

Oppure il compositore può scrivere in pentagramma note e pause musicali, dopo aver superato l'impasse se musicare un film del 1913 nello stile della Belle Epoque e della Avant Guarde. Lo stesso Manzoni, uomo dell''800, ambientò il suo capolavoro nel '600.