Ha incassato più di trecento milioni di dollari in giro per il mondo ed è uscito da appena una settimana: Logan, diretto da James Mangold, adatta per il grande schermo la saga fumettistica di Old Man Logan e vede Hugh Jackman sfoderare per l’ultima volta dopo diciassette anni il ruolo di Wolverine, uno degli X-Men più controversi e famosi della storia della Marvel.

E se la Fox sembra aver capito cosa tutti i fan si sono aspettati per anni da un film su Wolverine, c’è una seconda sorpresa ad attenderli: ha l’aspetto infantile della debuttante Dafne Keen ma tutta l’espressività che ci si attenderebbe dall’erede – non solo spirituale – del mutante canadese.

La trama in breve

È una sorta di road-trip movie venato di thriller quello che attende lo spettatore: l’anno è il 2029 e Logan, dimesse le tutine sgargianti da supereroe protettore dei destini dell’umanità, guida una lussuosa auto blu come autista ai confini fra gli Stati Uniti e il Messico. I soldi gli servono per le medicine che impediscono all’ormai vecchio e stanco professor Xavier di cadere preda di crisi molto devastanti, visti i suoi poteri mentali; ad aiutarlo c’è l’albino Calibano, che svolge le mansioni di un riluttante domestico, ben poco amante delle soleggiate distese messicane.

È in questo devastato tran-tran quotidiano che si inseriscono due variabili impazzite: una ha la forma di Donald Pierce, crudele cacciatore di taglie che vuole qualcosa che Logan sembra avere o che avrà presto.

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L’altra è Laura, undicenne dai lunghi capelli neri e lo sguardo penetrante, che uno stanco e disilluso Logan dovrà scortare verso una sconosciuta località in North Dakota, dove – pare – altri mutanti la attendando per trarla in salvo dai suoi inseguitori.

Perché anche la piccola Laura è una mutante e i suoi poteri stupiranno Logan più di quanto l’anziano mutante voglia ammettere.

Bisogna essere supereroi per affrontare un mondo così

Logan stupisce lo spettatore per tanti motivi: non soltanto perché, finalmente, riesce a portare sul grande schermo il meglio e il peggio di James ‘Logan’ Howlett. Non soltanto perché Hugh Jackman dà il massimo nell’interpretare un personaggio di cui è diventato l’unico rappresentante ‘umano’, in anni che hanno visto avvicendarsi sullo schermo attori diversi per lo stesso ruolo di supereroi altrettanto famosi.

Prima di tutto c’è Dafne Keen, la giovanissima attrice qui alla sua prima prova, che interpreta Laura, la giovane protetta – malgrado le iniziali resistenze del mutante – di Logan, che dimostra capacità straordinarie, soprattutto contando che resta muta per buona parte della sua presenza sullo schermo.

È anche la trama di questo film di supereroi, che di ‘supereroico’ ha ben poco, almeno nel senso fin troppo classico del termine. Al netto dei superpoteri di rigenerazione, ‘Logan’ racconta molto di più: parla di disperazione, di cinismo, di un mondo in cui è diventato troppo difficile vivere, persino per chi è ‘più’ di un essere umano. Parla di cose che ti uccidono dall’interno, di nuove vite troppo piccole eppure tanto resistenti, che non si arrendono e reclamano con forza il loro diritto alla vita.

Logan è l’ultimo capitolo di una trilogia, sconclusionata nei suoi primi due capitoli ma, sorprendentemente, immensa proprio sull’ultimo, drammatico movimento. Questo Wolverine, che con il suo cinismo e la sua – prima riluttante – voglia di non arrendersi rappresenta forse fin troppo bene noi umani del 2017, ci mancherà.

E con lui, naturalmente, anche Hugh Jackman.