Da qualche giorno nella selva degli acronimi museali si è aggiunto un nuovo elemento: si tratta del MoGA, Museum of gif Art, ovvero il primo museo del mondo dedicato alle gif animate. Il progetto è stato ideato e promosso da Giphy, sito che attualmente rappresenta il più grande database di immagini in movimento dell'intera rete. Tutte le opere della collezione sono già fruibili in realtà virtuale semplicemente scaricando un'app gratuita per iPhone e Android e dotandosi di un apposito visore.

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Chi volesse scaricare l'applicazione avrà quindi il piacere di immergersi in Loop Dreams, una mostra che ripropone l'evento omonimo realizzato l'anno scorso da Giphy in una galleria di New York, che presentava al pubblico una selezione di venti importanti firme del mondo della Gif Art.

Questa volta però non si tratta più di osservare ologrammi, installazioni o proiezioni psichedeliche, ma di passeggiare per vere e proprie sale virtuali dai colori ultra pop con opere integrate, se non completamente fuse, nello spazio espositivo. Per quanto riguarda i pannelli esplicativi, è l'app stessa a fornire al visitatore tutte le informazioni e gli approfondimenti di cui ha bisogno.

Origini del museo

Le microanimazioni sono un formato introdotto già da diversi anni per ovviare al problema dei tempi di caricamento biblici dei video. Con l'avvento di Smartphone e social network questa caratteristica è diventata fondamentale, e la loro popolarità è cresciuta vertiginosamente.

Allo stesso tempo il prezzo del software per realizzarle si è abbassato al punto da renderlo abbordabile anche agli artisti, che ne hanno subito approfittato per sperimentare.

I migliori video del giorno

Nonostante ci siano già tutti gli elementi per una retrospettiva, Giphy dichiara che il MoGa non nasce con l'intento di storicizzare il fenomeno della gif animata, ma di proiettarla verso il futuro.

Verso una nuova esperienza di visita

L'idea alla base dell'intero progetto è quella che il museo tradizionale non sia il luogo più adatto per esporre un prodotto per sua natura digitale, e che l'unico modo per risolvere questo problema sia portare il visitatore a fruire le gif direttamente nel loro habitat naturale.

Tutto questo implica alcune innovazioni radicali: a livello pratico entrare nel MoGa significa sperimentare una visita in uno spazio non lineare, più intuitivo che geometrico, e soprattutto avere accesso gratuito e illimitato alle opere da qualsiasi angolo del pianeta.

D'altro canto il rischio di un'immersione totale è di far perdere il distacco minimo necessario alla contemplazione dell'opera, che rispetto all'emozione dell'esperienza in generale, rischia di essere relegata in secondo piano. Il dibattito ovviamente è solo all'inizio.