Perché parlare degli alpini in Russia e della loro storica ritirata da Don è di sinistra e dei paracadutisti nel deserto di El Alamein in Africa Settentrionale è di destra? Se lo chiederà lo storico ed ex assessore regionale alla cultura, Gianni Oliva, al trentesimo Salone internazionale del Libro al Lingotto di Torino dal 18 al 23 maggio con più di mille case editrici.

Fresco di stampa e presentato per la prima volta al Mondodaristore di Chieri, il suo ultimo libro si intitola 'Combattere. Dagli arditi ai marò'. Questi ultimi, fucilieri della marina, sono stati protagonisti di una estenuante trattativa diplomatica tra Italia e India per la loro liberazione.

Gli arditi, invece, erano un corpo speciale degli alpini che combatterono sul fronte austriaco. Lo sottolineerà lo stesso Oliva al Salone del Libro. Oggi i corpi speciali hanno perso ogni mistica combattentistica e si dedicano ad interventi di peace enforcing e di peace keeping.

Interventi infelici e felici

Eppure ogni volta che si parla di loro fioccano polemiche, come dimostra il recente intervento della ministra Roberta Pinotti all'Adunata nazionale di Treviso sul servizio civile obbligatorio. E buona parte degli italiani è favorevole alla leva come strumento educativo, come in Svizzera dove si rimane soldati tutta la vita.

Ne spiega il perché lo stesso Oliva nel precedente libro sulla Legione straniera francese Tra i dannati della terra. Le motivazioni di semplici militari che hanno deciso di trasformare la loro paura in coraggio è l'argomento di un altro libro uscito in questi giorni: 'Comandante Alfa. Io vivo nell'ombra' sul Gruppo di Intervento Speciale dei carabinieri.

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Sia quelli del Gis che opera contro il crimine, compiendo gli arresti senza colpo ferire in molti casi di Cronaca Nera in Piemonte, che quelli della Folgore, sono uomini che volontariamente si sottopongono ad un duro addestramento per non sbagliare un colpo così come i marò della fanteria di marina.

Durante la formazione si registrano il 20 per cento di abbandoni, ma alla fine si hanno soldati efficienti e consapevoli nei propri mezzi. Forte è lo spirito del corpo d'eccellenza, non altrettanto il sostegno dello Stato italiano che difendono, se si considera il poco edificante caso Marò in India.

Spettacoli dal cielo

Dimostreranno il proprio valore le squadre italiane nell’area di Rhode Islands nel New Jersey. Saranno cinque, per un totale di venticinque paracadutisti, tutti col vessillo Anpdi e coordinati dal generale Enrico Pollini.

Dal 5 agosto, per una settimana, sessantadue squadre si lanceranno sulle splendide aree verdi di West Kingston, invece che nel deserto di El Alamein. Il team con il maggior numero di partecipanti è quello italiano, in rapporto continuo con la Brigata Folgore.

Otto saranno i lanci per atleta, effettuati da Ch47 con paracadute Mc-6. Il punteggio si compone di un mix tra distanza e tempo impiegato dal team per raggiungere l’obiettivo posto a terra.

Li hanno provati prima dalla torre, poi dall’aereo, da diverse altezze. Il loro rapporto con il paracadute è come quello del concertista con lo strumento musicale, lo sanno recuperare appena atterrano e nasconderlo nel tempo più breve possibile.

In USA sono particolarmente affascinati dalle Frecce tricolori dell’Aeronautica italiana. Hanno ammirato i piloti disciplinatissimi, a schiere di tre si avvicinarsi ai loro bolidi, salire, mettere il casco, intubarsi e chiudere l’abitacolo.

Poi decollano con i loro aeroplani blu aviazione e una striatura tricolore sul fianco, raggiungendo subito la velocità di 220 chilometri all’ora per venticinque minuti da brivido. Raggiungono la velocità di 650 chilometri all’ora, si dispongono simmetricamente, si incrociano e si allontanano, fanno uscire fumo bianco, poi colorano il cielo di bianco rosso e verde. L’emozione è al massimo quando si passa dalle vecchie immagini in bianco e nero a quelle a colori, con il relativo fumo di scarico che diventa da bianco a tricolore.

Con questo spettacolo le Tigri tricolori si sono fatte conoscere in tutto il mondo con la rinascita del volo collettivo acrobatico dopo la Seconda guerra mondiale. Non più solo una spirale di fumo bianco, ma un immenso tricolore nel cielo.