C'è un Cinema italiano che fa il verso al cinema straniero - soprattutto americano. C'è un cinema italiano che riesce a trovare la sua strada solo nella stantia volgarità che con la vecchia e gloriosa commedia all'italiana ha poco a che fare. Poi ci sono film come Gatta Cenerentola, che prendono una storia nostrana, la rielaborano continuando a parlare di realtà molto italiane e la trasformano in un meraviglioso film d'animazione, dimostrando non solo che in Italia si può fare ancora cinema di qualità ma che si può persino fare cinema d'animazione rivolto a un pubblico adulto, affamato di storie raccontate con perizia.

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Gatta Cenerentola, di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, dell'omonima fiaba di Giambattista Basile prende il nome e l'ispirazione ma poi trasporta fatti e personaggi in una Napoli futuristica ma per molti versi molto reale, raggiungendo lo spettatore contemporaneo e lasciandolo senza fiato per la cruda eppure delicata sincerità con cui racconta una città intera e una storia di riscatto, racchiudendole entrambe nel vasto panorama di una nave in gloriosa decadenza.

La trama

Vittorio Basile ha grandi progetti per la città di Napoli. Assicuratosi la concessione per ottant'anni di un vasto spazio all'interno del porto, il geniale scienziato vuole trasformarlo in un Polo della Memoria e della Scienza. Primo tassello di questo obiettivo è una nave molto futuristica, la Megaride, che tutto registra e tutto osserva dei suoi abitanti, popolando gli stretti corridoi delle immagini di ciò che più li tormenta. Per lo meno è questo quello che Vittorio spiega a Primo Gemito, solerte scorta della polizia, incaricato di proteggere lui e sua figlia, la piccola Mia Basile.

La storia comincia da quello che dovrebbe essere il giorno più felice per Vittorio: sta infatti per sposare la giovane e bella Angelica Carannante, che ama e da cui si crede ri-amato. Angelica, però, è amante di Salvatore Lo Giusto, detto 'O Re, trafficante di droga e fabbricante di scarpe, che ha orchestrato ogni cosa a suo vantaggio: celebrato il matrimonio, infatti, Salvatore uccide Vittorio e Angelica, in quanto sua moglie, si occuperà di crescere Mia, finché la bimba non avrà compiuto diciotto anni e potrà firmare le carte per cedere la concessione sui territori del porto alla donna.

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Salvatore, così, sposando Angelica avrà mano libera per fare dell'ex Polo della Scienza e della Memoria ciò che vuole.

Quindici anni dopo Primo non si è ancora arreso e sta cercando un modo per trovare le prove, all'interno della Megaride, dei loschi traffici di Salvatore. Sulla nave tutto sembra essersi cristallizzato in una decadenza senza scampo, fra la sozzura dei suoi abitanti e la trascuratezza a cui Angelica ha abbandonato anche la povera Mia - muta dopo lo shock della morte del padre. Le sei figlie di Angelica maltrattano Mia - da loro ribattezzata Gatta Cenerentola - e si prostituiscono per intrattenere gli ospiti della Megaride, ora conosciuta come Asso di Bastoni e riconvertita a vero e proprio casinò. Tutto ciò che sembra importare ad Angelica, invece, è il ritorno di Salvatore e nel frattempo continua a schiavizzare Mia e a pretendere da lei che impari a scrivere il suo nome per poter firmare.

Salvatore, dopo due anni d'assenza, sta per tornare con grandi progetti in mente: molti sono infatti gli investitori stranieri interessati al nuovo metodo di contrabbando della droga messo a punto dal Re e, soprattutto, alla concessione che sta per ottenere sul porto e che gli permetterà di vendere loro spazi per costruire casinò, ristoranti, case chiuse e quant'altro per far prosperare i loro traffici nella città di Napoli.

Salvatore però ancora non sa che Primo Gemito è molto vicino a ottenere le prove per arrestarlo e che, soprattutto, Mia Basile è cresciuta e rischia di diventare il vero asso che spariglierà la sua mano vincente.

Un'intera città racchiusa in una nave

Definire Gatta Cenerentola la storia di una Cenerentola che si riscatta senza bisogno dell'aiuto del Principe sarebbe sbagliato e riduttivo, perché questa Gatta Cenerentola è qualcosa di meglio e qualcosa di più della solita storia a cui siamo abituati. Della fiaba originale di Basile prende tutta l'intraprendenza e la forza con cui la Gatta - in questo caso Mia - deve provvedere a se stessa da sola per riscattarsi da un'infelice vita di soprusi.

Questa Gatta Cenerentola è anche un'ottima occasione per parlare non solo del riscatto di una ragazza ma di un'intera città, attraverso personaggi come Primo e Vittorio che nella loro onestà e, in fondo, anche ingenuità tentano con tutte le forze di opporsi a persone come Salvatore e Angelica, che di Napoli vogliono continuare a far sopravvivere solo il peggio. Sono convinti che i napoletani non sappiano meritarsi di meglio ma, soprattutto, hanno bisogno che il mondo continui a girare così, per poter raggiungere i propri scopi. Eppure, anche qui, limitarsi a contrapporre i personaggi in schieramenti - buoni contro cattivi - sarebbe un ridurre Gatta Cenerentola a un filmone hollywoodiano.

Certo che Salvatore è cattivissimo - trafficante di droga, assassino, pronto ad approfittare dell'amante e anche della ragazzina a cui ha portato via il padre - ma è anche di più. Incarna il peggio di Napoli, ogni vizio e ogni tratto distintivo che siamo abituati ad associare alla città partenopea, così come Angelica è una sinfonia di sofferenza e corruzione, l'amante di un boss che ha dato tutto per lui, per quindici anni non ha fatto altro che eseguire gli ordini e restargli fedele, nella speranza di un premio, di un riscatto finale che assomiglia sempre più a un'allucinazione.

E di allucinazioni - anzi, no, di ologrammi - è popolata la Megaride, fantasmi del passato che compaiono davanti agli occhi dei personaggi, toccando le corde più nascoste dei loro cuori, spingendoli alla disperazione e alla reazione, indicando loro la strada per salvarsi o per dannarsi. Gatta Cenerentola è uno splendido gioco di luci e di ombre, di contrasti e di contraddizioni, che si assommano tutti nello stridore estremo fra il candore ancora bambino di Mia e la cinica avidità di Salvatore - due mondi che collidono fin dal loro primo incontro.

Animazioni da fiaba per una storia molto reale

Se già la trama di Gatta Cenerentola è di per sè ricca di spunti su cui molte parole andrebbero spese, non va dimenticato tutto il resto. E per tutto il resto qui si intende il comparto tecnico, l'animazione, la scelta delle musiche, le voci che danno vita ai personaggi.

Nulla è lasciato al caso in un film curato con un'animazione particolarissima: i personaggi sembrano acquerelli in movimento, espressivi al massimo, e i colori pastello danno un'aura fiabesca alla storia, mentre ne svelano i dettagli più macabri e crudi. Il racconto è succinto e asciutto e anche la scelta delle inquadrature e delle scene è tutta virata a mostrare solo l'essenziale, senza inutili ripetizioni. Gli ologrammi, poi, che costantemente accompagnano i personaggi nelle loro corse e nei loro scontri, conferiscono a una storia molto vera e vitale un'altra sfumatura onirica, che si appoggia come una patina alla storia, conferendole una dimensione in più.

Tanto quanto il comparto visivo, a farsi notare è però la musica. Sono brani tutti in napoletano - e sottotitolati per chi di origine campana non è - a farla da padrone, cantati meravigliosamente bene. Così come la colonna sonora stessa, affidata ad Antonio Fresa, conferisce dei toni quasi barocchi ma meravigliosamente locali a una trama che resta tutta incentrata su Napoli, eppure riesce a parlarci benissimo del mondo in cui viviamo. Anche i titoli di coda sono splendidamente curati e il film si chiude prima con la bella 'A chi appartieni' dei Foja e poi lo strumentale 'Valzer di Gatta Cenerentola'.

Una menzione va fatta anche agli interpreti: tutti bravi, tutti abili nel caratterizzare anche i personaggi minori - come accade a Ciro Priello, che interpreta Luigi, la sesta sorellastra. Su tutti, però, spiccano Massimo Gallo, Maria Pia Calzone e Alessandro Gassman. Il primo conferisce dei toni particolarmente sinistri e arroganti al personaggio di Salvatore, non c'è momento del film in cui non traspaiano le velleità prepotenti di quest'uomo disposto a usare tutto e tutti per arrivare ai suoi scopi.

Anche Alessandro Gassman se la cava bene, sia col doppiaggio sia col napoletano, dando a Primo quelle sfumature dolenti di uomo integro e solo che non si arrende, continua a lottare con tutto il cuore per salvare la bambina che ha dovuto lasciare sulla Megaride, fra le grinfie di una famiglia che non la ama per nulla. Superba, però, è l'interpretazione di Maria Pia Calzone, che fa di Angelica uno dei personaggi più tragici e tridimensionali di tutto il film, tanto che alla fine non si può giudicarla. Si può solo accettare che, come tutti gli altri attori in scena, anche lei avesse una parte da interpretare, una parte da cui non si è voluta né potuta sottrarre.

Insomma, Gatta Cenerentola è una di quelle rare ma desiderate ventate d'aria fresca di cui il cinema italiano ha bisogno e si può solo sperare che abbia più spazio nelle sale nostrane, perché è un gioiello che merita sicuramente la visione.