Il 25 novembre, giornata mondiale contro il femminicidio, si terrà a Firenze alle 10,30 la mostra personale dell'artista pistoiese Rossella Baldecchi, presso la Sala Gigli del Palazzo del Pegaso (via Cavour), dal titolo Battito d'Ali in tema contro la violenza sulle donne, la poetica di denuncia scelta dall'artista. In questa intervista si svela e ci racconta della sua visione di libertà.

Chi è Rossella Baldecchi e cosa si vede di lei nei suoi dipinti?

Disegno da quando ho imparato a tenere in mano una matita: da piccola se mi chiedevano di andare ai giardini o restare a casa preferivo restare, per sfogliare libri e a disegnare.

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Mio padre mi incoraggiava in questo interesse e acquistava per me fascicoli settimanali di una collana, "I maestri del Colore" che sono stati i miei migliori compagni di giochi.

Aspettavo con ansia quando rientrava con il volumetto sotto il braccio. Non venivano stampati in ordine cronologico, da Botticelli si passava a Monet, da Rembrandt a Picasso e così via. Li sfogliavo, ridisegnavo le immagini riprodotte e sognavo. L'interesse per tutto ciò che "sapeva" di artistico mi ha portata a studiare nell'Istituto d'Arte Petrocchi di Pistoia e successivamente nell'Accademia di Belle Arti a Firenze, dove ho completato gli studi in pittura approfondendo la tecnica dell' olio, con la quale da allora realizzo tutte le opere pittoriche e, fra le tecniche incisorie, ho perfezionato quella dell’acquaforte.

Penso che nei miei lavori di me si veda tutto. Come essere umano e come artista non ho mai chiuso gli occhi di fronte ai drammi umani che quotidianamente incontro nella mia strada, però per molto tempo nella mia produzione artistica ho tenuto dentro di me la sofferenza che il mondo, con le sue cattiverie e angosce, mi produceva.

Cercavo di trasmettere, con i miei lavori, sensazioni positive, cercando nel mio profondo una bellezza nella quale rifugiarmi. Ho viaggiato molto ed ho cercato a lungo (soprattutto nelle filosofie orientali) per dare una risposta a ciò che provavo. India, Nepal, Indonesia, Laos, Cambogia, Vietnam, Thailandia, Cina, Malesia...ho percorso le loro strade, ho visitato templi, ho conosciuto persone ed ogni volta sono tornata con una maggiore ricchezza interiore e consapevolezza.

Sono sempre stata affascinata dalla figura umana, ma gli occhi nascosti, che per un lungo periodo ho dipinto, a un certo punto si sono spalancati attraverso una graduale trasformazione ed elaborazione interiore. Penso che un'artista che viva il suo tempo non possa scappare dalla realtà che la circonda, ho sentito e sento la necessità e la responsabilità di non far finta di niente, ma anzi, di impegnarmi, con quello che so fare, per trasmettere messaggi, per diffondere quanto sta accadendo intorno a me, intorno a tutti noi.

Le ingiustizie sociali, le discriminazioni politiche, sessiste e razziali sono battaglie da combattere, pacificamente, con la forza delle idee e delle azioni che ognuno di noi, nel proprio campo d'azione e con i propri mezzi può fare. Io lo faccio attraverso l'arte.

A chi è rivolta la sua arte?

La mia arte è rivolta a tutti, è "visiva", è comprensibile ma anche concettuale, per me è un mezzo attraverso il quale affrontare le tematiche a me care, ma per parlare di femminicidio non creo situazioni che ci "pugnalino" al cuore e che magari allontanino lo spettatore, cerco invece di avvicinare le persone, farle entrare nel dipinto e scoprire piano piano l'argomento, farlo arrivare al cuore della gente, non voglio respingere, si può comunicare e parlare di drammi sociali anche attraverso la bellezza.

Come si è sviluppata la sua carriera artistica? Cambierebbe qualcosa del suo passato?

La mia carriera artistica è iniziata dentro l'Accademia, quando fui scelta, nel 1983, con altri due studenti dell'Ateneo di Firenze, per esporre nella Mostra Internazionale delle Giovani Presenze Artistiche in Toscana, alla GAM di Forte dei Marmi. Da allora non mi sono più fermata. In oltre trenta anni di attività ho esposto in personali e rassegne in Italia e all'estero: Germania, Francia, Spagna, Polonia, Korea, Stati Uniti, Lituania e recentemente in Giappone, a Tokyo. Ho fatto anche una scelta importante e coraggiosa della quale non mi sono mai pentita, e cioè non ho mai seguito il mercato, non mi sono mai fatta condizionare dalle mode e dalle galleria, ho scelto di essere me stessa, libera di seguire il mio pensiero ed i miei mutamenti, e questo mi ha resa felice!

L'esperienza in Giappone ha cambiato il suo modo di vedere le cose? Troverà nuove fonti d'ispirazioni di origine orientale?

L'esperienza in Giappone è stata fantastica. Sono stata invitata ad esporre nel cuore della città di Tokyo, in una galleria dove ho presentato 24 opere di recente esecuzione. La mostra, dal titolo Italia Beauty è stata inaugurata sabato 15 luglio 2017 con una bellissima cerimonia nella quale, la soprano giapponese Yoshiko Kurahara ha aperto la mostra cantando l'Inno di Mameli, seguito da altri brani di Puccini. Un'emozione indescrivibile!

Nei miei venti giorni giapponesi ho viaggiato tanto (la mostra proseguiva a Tokyo) ed ho apprezzato le meraviglie di un Paese così diverso da noi. Quelle emozioni sono rimaste in me e penso che si possano già "vedere" nei lavori che sto realizzando da quando sono tornata.

Mi è anche capitata una cosa carina, un editore, colpito dai post che ogni sera dal Giappone condividevo su Facebook mi ha chiesto di scrivere un libro, una sorta di diario giapponese per raccontare la mia avventura artistica nel Paese del Sol Levante. Ho accettato con gioia e ci sto lavorando.

Quali sono i progetti futuri?

Ce ne sono diversi, ma il più imminente è la mostra istituzionale della Regione Toscana che si inaugurerà sabato prossimo, 25 novembre a Firenze. La data dell'inaugurazione, 25 novembre, non è stata scelta a caso, è infatti la Giornata Mondiale della violenza contro le donne e il Consiglio Regionale della Toscana ha scelto di onorarla con una mia personale dal titolo "Battito d'Ali". Le ali sono quelle delle farfalle da me dipinte e incise sulle opere esposte sia grafiche che pittoriche e per me simboleggiano le anime delle donne che in tutto il Pianeta perdono la vita o subiscono inaudite violenze per affermare il loro diritto di amare, di andare a scuola, di essere libere di scegliere o di lasciare un uomo che scambia la violenza per amore.

Saranno esposte dipinti e acqueforti realizzate negli ultimi due anni ed un dipinto, in particolare, è il simbolo della mostra: Mad World, Mondo Pazzo, ma si poteva anche intitolare 2017, vi sono infatti raffigurate tante farfalle quante le donne che dal mese di gennaio sono state vittima di femminicidio. Spero che questo lavoro, per me così significativo, possa servire come ulteriore spunto di riflessione e che la mostra sia una nuova occasione per parlare di un tema a me così caro.