Uno studio portato avanti da ricercatori della New York University e della San Diego State University, ha evidenziato che la costruzione di espressioni complesse nel linguaggio parlato e in quello dei segni si basano entrambe sul medesimo gruppo di circuiti neurali.

Ma procediamo con ordine: le due lingue, quella dei segni e quella parlata, sono diverse sotto molti punti di vista, per quel che riguarda il sistema percettivo, e in merito ai meccanismi di articolazione. Dire una parola e "segnare" una parola sono chiaramente dei processi diversi: la corteccia visiva si occupa della percezione del linguaggio dei segni, mentre quella uditiva elabora il parlato.

Quello effettuato di recente non è il primo studio ad aver dimostrato che la struttura dei due linguaggi è fondamentalmente simile ad un livello probabilmente più astratto.

Il nuovo studio

Liina Pylkkanen e i suoi colleghi hanno utilizzato la magnetoencefalografia (MEG) per studiare l'attività cerebrale durante la produzione di frasi complesse nella lingua dei segni americana (ASL), e il parlato negli individui normodotati. Per tutti i soggetti, la costruzione di frasi ha coinvolto le stesse parti del cervello, nonostante le successive differenze nei processi di articolazione.

Il nucleo fondamentale del linguaggio umano

Pylkkanen ha definito così la rete neurale frontotemporale. Molti altri esperti, in precedenza, si erano soffermati sull'esistenza o meno di un sistema universale preposto al linguaggio, primo fra tutti Noam Chomsky, probabilmente il più importante studioso del linguaggio, il quale ha ipotizzato l'esistenza di una sorta di "organo" del linguaggio comune a tutta la specie umana.

Questo spiegherebbe come i bambini imparino indifferentemente qualsiasi lingua. Chomsky ha proposto un'evoluzione del linguaggio non come strumento per comunicare con gli altri, bensì come un modo per comunicare con se stessi, che solo in un secondo momento si sarebbe evoluto in quello che conosciamo ora. Questo processo viene definito exattamento.

In contrasto con il linguaggio come organo

Altri studiosi, negli anni, si sono opposti all'idea del linguaggio come un organo o come una capacità innata. Alcune correnti di pensiero, come determinismo linguistico o relativismo linguistico, hanno cercato di provare come la lingua influenzi il pensiero.

Sono state portate diverse prove a supporto di questa tesi, ma negli anni nessuna è stata confermata: per esempio, un esperimento consisteva nel richiedere ai parlanti lingue diverse di trovare aggettivi per oggetti che in lingue differenti hanno sesso opposto.

Salta all'occhio l'esempio del ponte, che venne fatto descrivere da italiani e spagnoli che vi si riferirono come termine maschile, e dai tedeschi che, invece, lo menzionarono come parola femminile.

I parlanti italiani e spagnoli ricorsero ad aggettivi come imponente, solido, robusto (quindi aggettivi più mascolini), mentre i tedeschi lo descrissero come sinuoso, slanciato ed elegante. In una prima analisi, questa potrebbe sembrare una prova a favore del determinismo linguistico, perché sembra che effettivamente la lingua condizioni la percezione degli oggetti; in realtà è impossibile giungere a questa conclusione, in quanto le distinzioni possono attribuirsi a differenze culturali più che linguistiche.