31 ottobre 2019, Halloween: i fan potranno finalmente vedere il seguito ufficiale di Terminator 2: Il giorno del Giudizio, dopo tanti film apocrifi e dagli incassi intermittenti, e si potrà vedere lei, Linda Hamilton, nei panni di Sarah Connor, dopo l’infelice parentesi dell’anodina Emilia Clarke di Trono di Spade, in Terminator: Genisys e serie tv poco riuscite: l’unica vera Sarah Connor della saga.

Terminator: Destino oscuro è diretto da Tim Miller (Deadpool) e prodotto sotto il nume tutelare di James Cameron, padre fondatore del franchise, occupato in questi mesi nella difficile produzione di Avatar 2. Da mesi un’insistente campagna di marketing mostra trailer con la Hamilton protagonista, mostrata in tutte le combinazioni possibili: con bazooka, senza bazooka, con occhiali Ray-Ban, senza Ray-Ban, alle prese con nuovi modelli di Terminator inquietanti come T-1000 travestiti da rider Deliveroo.

Linda Hamilton da sola, in mezzo a una strada rovente che ricorda Interceptor, come anche il claim della locandina: "Benvenuti nel giorno dopo il giorno del giudizio"; Linda Hamilton assistita Natalia Reyes (Oro verde - C’era una volta in Colombia) e Mackenzie Davies (Blade Runner 2049), una terminator femmina.

Non sarebbe la prima, la quota rosa era c’era già stata rappresentata dalla dimenticabile T-X di Kristanna Loken, antagonista se possibile meno espressiva di Arnold Schwarzenegger [VIDEO], che da quello che si è visto di Terminator: Destino oscuro sembra meno presente che in passato.

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Cinema

Una cosa è certa, la protagonista è lei, Linda Hamilton, che a 62 anni sembrava essere scomparsa dai radar e che invece diventa la portavoce della nuova stagione del movimento Me Too, quella della terza età. Ed è in buona compagnia.

La decana delle 'Screaming Queen': Jamie Lee Curtis

Non è un segreto che il movimento Me Too abbia fatto risorgere il mito del femminismo a Hollywood, da dove il movimento è nato, sulle ginocchia del produttore Harvey Weinstein.

Quello che in pochi avrebbero immaginato è che il movimento avrebbe aiutato le donne a conquistare nicchie di mercato prima ad appannaggio di soli uomini. È il concetto di territorial pissing, mai nessuna donna si era immaginata di poter essere eroina di film d’azione superati i 60 anni. Perché se Schwarzenegger o Stallone possono essere Terminator e Rambo anche superati i 70, senza il rischio, o quasi, di sembrare ridicoli, diverso è per la Hamilton, che a 62 anni era sparita da ogni radar fino a quando James Cameron non le ha proposto di ritornare al franchise che l’aveva lanciata e che giaceva agonizzante dopo gli ultimi passi falsi.

In realtà i film d’azione con protagoniste il gentil sesso hanno origine lontane: nasce tutto da Halloween (anno domini 1978) con la sconosciuta Jamie Lee Curtis che lo scorso Halloween si è ripresa lo scettro di “screaming queen”, lei che ne è stata il prototipo, a 60 anni, come la Hamilton ora. Coincidenza, se il 31 agosto 2018 è uscito il nuovo Halloween, con la Curtis nei panni di Laurie Strode che l’ha lanciata, ad Halloween 2019 rivedremo la Hamilton nei panni di Sarah Connor nel ruolo che consacrò, e la segnò, molto di più di quanto la maschera di Meyers segnò la Curtis, che invece ebbe una carriera molto più articolata, nonostante i numerosi ritorni sul luogo del delitto, da Halloween - 20 anni dopo (1998), a Halloween - La resurrezione (2002).

L’evoluzione della specie fu Sigurney Weaver in Alien

Quando la Curtis tornò a interpretare la vittima in Halloween (2018), la ragazzina era cresciuta e si era messa addosso una corazza: una donna forte, psicologicamente strutturata e rocciosa come un uomo, animale votato alla sopravvivenza, caratteri che erano alla base del personaggio di Ellen Ridley in Alien (1979). Pensare che quando Sigourney Weaver girò l’ultimo Alien, Alien 4: La clonazione, aveva 48 anni e, quando il film fece flop, fu accusata di essere troppo vecchia per i film d’azione.

Questo ha segnato anche lo stop della serie prima dei brutti crossover con Predator e i recenti prequel filosofici di Ridley Scott, che sembrano aver esaurito tutto l’immaginario sull’alieno xenomorfo. Alien è stato il franchise che ha portato le eroine femminili in serie A, sul grande schermo, che ha portato il genere alla maturità, così oggi Terminator: Destino oscuro farà cadere l’ultimo tabù: l’età. Aspettiamo adesso che Ridley Scott adesso riporti Ripley sulla terra. È ancora in tempo, la Weaver non ha ancora compiuto 70 anni.

Jane Fonda: le vecchie femministe sono vive e lottano con noi (e con la gravità)

L’onda lunga del post Me Too non è solo Brie Larson nei panni infuocati di Captain Marvel o X-Men: Dark Phoenix con il personaggio di Jennifer Lawrence (Raven) che dice al padre padrone James McAvoy (Xavier): "Siamo sempre noi donne a salvare gli uomini. Dovremmo chiamarci X-Women". Il movimento ha origini cinematografiche molto più lontane è un riflesso del Sessantotto. Proprio nel 1968 una ancora sconosciuta Jane Fonda dimostrò di avere il physique du rôle per sorreggere un film dall’intreccio esilissimo come Barbarella.

Dopo di lei ci sarà la Wonder Woman di Linda Carter e la donna bionica di Lindsay Wagner, ma entrambe saranno relegate al piccolo schermo. Lindsay Wagner ha recentemente accettato una parte nell’ultima opera-videogioco di Hideo Kojima, Death Stranding, del quale il regista ha rivelato pochissimo, se non che la Wagner si è prestate per il Motion Capture e che la versione dell’attrice inserita nel videogioco sarà ringiovanita di 40 anni, per avere il volto indimenticabile della donna bionica.

Chi per il momento non ha bisogno della computer grafica è invece l’inossidabile Barbarella, Jane Fonda.

Oggi non può più permettersi di spogliarsi a gravità zero con i soli titoli di testa a protezione del pudore, ma è storica testimonial di creme antiage e protagonista della serie Netflix Grace and Frankie, assieme a Lily Tomlin, dove racconta le meraviglie del sesso nella terza età. La speranza è che ora Jane Fonda, 81 anni, al motto di "I 60 sono i nuovi 30!", non si metta in testa di girare Barbarella 80, perché la forza di gravità è anche meno clemente dei critici.

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