Il messaggio è chiaro: nella vita scegliere significa escludere. È intorno a questo concetto che ruota il contenuto dell’ultimo romanzo di David Grossman, “La vita gioca con me” (Mondadori, pag. 300) in uscita il 20 ottobre 2019.

Il romanziere israeliano è considerato uno dei più rappresentativi fautori della narrativa contemporanea. La sua scrittura si caratterizza per la scelta di uno stile limpido, senza orpelli che si frammettano fra l’autore e il fruitore ultimo, il lettore.

Grossman approda alla narrativa grazie al padre che, per motivi di salute, è destinato – da conducente di autobus – alla direzione della biblioteca dell’azienda. Non ci vuole molto al piccolo David per appassionarsi alla letteratura: infatti già a nove anni è vincitore di una competizione letteraria nazionale. Prima di pervenire allo status di scrittore conosciuto è stato anche conduttore radiofonico nella radio di stato israeliana: attività che si conclude con il suo allontanamento, causa le proprie posizioni politiche.

Trama del libro

Nina è una figlia con una storia personale degna di una sceneggiatura da film. Essa torna a casa da sua madre, Vera, per festeggiare i novant’anni di quest’ultima. Il suo spostamento dalla sua sede abituale – vive in una zona dell’Artico – non è dei più lievi. Tuttavia, dopo tre cambi di volo aereo, riesce ad abbracciare i suoi cari. Per Nina questa è anche l’occasione per capire una parte della sua vita che non le è stata mai chiarita del tutto.

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Alla fine, l’esistenza che ha realizzato lontano dalla sua terra d’origine, la Iugoslavia, è stata un ripiego: ha dovuto fuggire da un mondo che sentiva ostile. Ma, nello stesso tempo, era un mondo del quale non conosceva le giuste coordinate. Insomma, la protagonista chiede alla madre perché quando aveva sei anni è stata abbandonata da quest’ultima, a sua volta deportata nell’isola di Goli Otok. La donna venuta dall’Artico conosceva le cause per le quali il suo vecchio innamorato – tanti anni prima – era stato sbattuto in prigione: Milos, questo il suo nome, era accusato di essere una spia stalinista.

Ma le ragioni che le avevano portato via la madre non erano mai state chiarite da nessuno. D’altra parte, la stessa Vera aveva sempre nascosto le motivazioni per le quali era stata isolata.

Il concetto di verità

In questo libro, David Grossman dà anche l’occasione per riflettere su un tema che non sempre riesce ad avere pareri unanimi. La verità, come comunemente sentita, ha più un valore di totem refrattario alle intemperie emozionali e sembra costituita di acciaio inattaccabile dalla ruggine dell’esistenza.

Tuttavia, come chiunque sa bene, i colori della verità appartengono più alla tavolozza dell’arcobaleno, che invece a quella monocroma del nero su bianco di un codice scritto. Insomma, se Vera ha da anni nascosto la verità sulla vita di sua figlia, lo ha fatto per difenderla da qualcosa.

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