Per rendere omaggio al poeta per eccellenza della tradizione letteraria italiana, nel 2020 il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, ha istituito il DanteDì: la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, che si celebra il 25 marzo.

Perché è stato scelto il 25 marzo come data per il DanteDì?

Si è scelto di ricordare Dante il 25 marzo perché è questo il giorno in cui, secondo alcuni critici, è cominciato il suo ideale vagare nel mondo ultraterreno, motore narrativo della Divina Commedia.

Occorre precisare che non vi è alcuna datazione esplicita del viaggio, vi sono solamente alcuni riferimenti cronologici, disseminati in modo sparso nel testo, che possono essere collegati per formulare delle ipotesi.

Il primo riferimento temporale si trova nel I canto dell’Inferno (vv. 37-40); dopo aver introdotto la prima delle tre fiere, la lonza, che impedisce a Dante il cammino verso il colle, allegoria della salvezza, il poeta specifica le circostanze della sua apparizione: sono le prime ore del mattino e il sole è nella costellazione dell’Ariete, posizione in cui si trova all’inizio della primavera, stagione in cui si credeva fosse avvenuta la creazione del mondo. Quindi il viaggio ha inizio durante l’equinozio di primavera.

Il secondo riferimento si trova nel XXI canto dell’Inferno (vv. 112-114); siamo nella quinta bolgia dell'ottavo cerchio in cui vengono puniti i barattieri (coloro che fecero illecito commercio delle cose pubbliche). Per poter giungere nella sesta bolgia, Dante e Virgilio devono attraversare il sesto ponte che il diavolo Malacoda afferma essere franato al momento della morte di Gesù, esattamente 1266 anni e 5 ore prima rispetto al momento di quella conversazione.

Le sue parole non sono del tutto sincere, infatti tutti i ponti sulla sesta bolgia, e non solo uno, sono crollati; la causa della frana però è veritiera. L'indicazione esatta porta dunque al giorno successivo alla morte di Cristo, e a cinque ore prima di quella morte, avvenuta secondo quanto scritto nel Convivio (IV, XXIII 10-1) all’ora sesta (le 12.00) del Venerdì Santo dell’anno 34 dall’Incarnazione.

La data dell'Incarnazione è stata fissata il 25 marzo sulla base di quella della Natività.

Nel Medioevo si credeva che la parabola terrena di Gesù, dall’incarnazione alla morte, fosse compresa tra i due equinozi di primavera, per il principio della perfetta coincidenza tra l’Alpha e l’Omega, l’inizio e la fine; pertanto le due date coincidono. Sono quindi le 7 del mattino (12 meno 5) del 26 marzo 1300.

Secondo i documenti notarili, in epoca medievale esistevano diversi criteri di datazione e lo stile della Circoncisione, ossia quello di contare i giorni dell’anno a partire dal 1° gennaio, era il meno comune. Le datazioni più diffuse erano quella ‘ab nativitate’ (dalla Natività, il 25 dicembre) e ‘ab incarnatione’ (dall’Annunciazione, il 25 marzo).

La città di Firenze, tra XIII e XIV secolo, preferiva il secondo stile.

Sulla base di quanto sopra esposto, si può supporre che il viaggio di Dante abbia avuto inizio il 25 marzo 1300, nel primo giorno del nuovo anno e del nuovo secolo, secondo il calendario fiorentino.

Un’altra ipotesi è che Dante, attraverso le parole di Malacoda, volesse riferirsi al Sabato Santo di quell’anno, il 9 aprile del 1300; la data d'inizio del viaggio sarebbe quindi l'8 aprile, facendo così coincidere lo smarrimento nella selva oscura con il giorno della morte di Gesù.

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