Deborah De Rosa è una giovane poetessa piemontese che ha esordito nel 2025 con la pubblicazione della raccolta di poesie, "Nera e Amara": ha concesso un'intervista a Blasting News parlando del proprio rapporto con la scrittura.
Deborah De Rosa è nata a Torino nel 1997 . Laureata in Beni culturali storico-artistici all'Università degli studi di Torino, nel 2025 pubblica la sua prima silloge Nera e amara (Dialoghi edizioni) . Le sue poesie sono state pubblicate e tradotte in lingua francese e spagnola sulla rivista “Sottopelle - Associazione culturale Europea”.
Ciao Deborah da dove nasce il titolo "Nera e Amara" della tua raccolta di poesie?
Il titolo "Nera e Amara" nasce da un'urgenza quasi fisica di dare un nome e una materia emotiva che ha preso forma dentro di me. Nero com'è il fondo delle cose, come l'ombra che nessuno di noi mostra. Cercavo un titolo che portasse le mie sembianze: mi doveva somigliare e sembrarmi reale, come mi somiglia terribilmente tutto ciò che è scritto all'interno di questa raccolta. Se il nero è il fondo, l'amaro è lo strascico, il retrogusto che non sparisce e che inevitabilmente ci rimane addosso, se con coraggio scegliamo di non cedere all'umana tentazione di edulcorare i caratteri più ombrosi della nostra esperienza.
Riguardo le tue poesie, quali sono i modelli che ti hanno maggiormente ispirato?
Più che modelli intesi come vera e propria derivazione, provo immensa stima e sento davvero una grande affinità con autrici e autori che hanno usato la ferita, il corpo e la lingua come mezzi per arrivare alla verità. Amo la poesia capace di frugare nella fragilità umana; mi ispirano i poeti in grado di accettare e di stare dentro al dissidio interiore senza temere di porsi delle domande. Diversi testi di Nera e Amara, infatti, si concludono con una domanda aperta, nel tentativo di provocare il lettore nello stesso modo in cui quelle domande mi hanno tormentato. La mia scrittura nasce principalmente dall'ascolto di tutte queste voci.
Ti cimenterai anche nella scrittura di romanzi o vorrei dedicarti esclusivamente alla poesia?
Attualmente sto lavorando anche alla forma narrativa e saggistica. La poesia resta comunque la risposta più immediata a un bisogno che per me è viscerale: è il luogo in cui torno sempre, anche quando scrivo altro. Io non smetto mai di scrivere poesie. Queste diverse forme di espressione non sono in competizione tra loro: la poesia è la radice di me stessa, mentre le altre sono le diverse modalità in cui scelgo di manifestarmi, sono delle stratificazioni di me stessa.
Quando è stato il momento in cui hai compreso che la poesia sarebbe diventata in qualche modo "la tua professione"?
Quando mi sono resa conto che non riuscivo a pensare ad altro che scrivere.
Questa presa di coscienza è stata comprovata dalla pubblicazione di Nera e Amara, e ha portato in me una consapevolezza e una responsabilità verso la parola di tutto nuova. La scrittura è sempre stata una costante della mia vita: fin da bambina il mio passatempo preferito era quello di cimentarmi nella scrittura di lettere e di articoli di giornale; nell'ultimo anno scrivere è diventato qualcosa di completamente diverso. Non è più il mio rifugio, ma un lavoro costante su di me, sul modo di guardare il mondo; in quanto tale, oltre alla componente emotiva necessaria, richiede una sostanziosa integrazione di studio continuo e disciplina.
Quali sono i momenti della giornata in cui riesci a scrivere maggiormente?
Mi dedico alla poesia specialmente al mattino presto. Io sono particolarmente da sempre una persona mattiniera, alle sei di mattina mi capita spesso di essere già sveglia. Accade che le parole mi travolgano proprio in quel momento della giornata: mi ascolto, ascolto cosa mi dice la testa. Se mi sembrano delle idee valide, le scrivo e le faccio sedimentare, per poi tornarci sopra qualche ora dopo. In linea di massima, questo è il modo in cui una poesia emette il suo primo vagito. Non si parla di poesia finita: una poesia finita per me deve sedimentare, invecchiare. Posso lasciare un testo incompleto per settimane perché non ho ancora trovato la parola corretta. Posso, infine, trovare la parola esatta ma decidere di sconvolgere l'intero testo, perché sento che il problema è come quel termine dialoga con tutto il resto.
Infine a che progetto stai lavorando al momento?
Sto lavorando a una nuova silloge che prosegue e trasforma il percorso che ho iniziato con Nera e Amara, spostando l'attenzione su desiderio, eros e metamorfosi in una scrittura sempre più essenziale e incarnata. Parallelamente, sto scrivendo il mio primo romanzo e un saggio, due lavori che dialogano con la mia radice poetica ma ne esplorano una diversa possibilità narrativa .