La testa in granito di Ramses II, frutto di un meticoloso intervento di restauro, è stata ricollocata nel suo tempio ad Abydos, nel governatorato egiziano di Sohag. L'operazione, condotta da una missione archeologica della New York University in stretta collaborazione con il Consiglio Supremo per le Antichità egiziane, rappresenta un passo significativo nel recupero e nella valorizzazione di uno dei siti archeologici più importanti dell'Antico Egitto. Il volto e la testa della statua, a lungo separati dal copricapo reale, il “nemes”, sono stati ricongiunti dai restauratori e la testa è ora visibile ai visitatori, posizionata su una base in pietra all’ingresso del secondo pilone del tempio.

La testa restaurata misura circa 67 centimetri e pesa 300 chilogrammi. Presenta ancora tracce di pigmento rosso e giallo, oltre a parte della barba reale, testimonianza della ricchezza cromatica originaria delle sculture egizie. Il “nemes”, il copricapo reale dal peso stimato in una tonnellata, conserva anch'esso segni della sua colorazione originale e parti del cobra simbolico, l'uraeus. Sameh Iskandar, responsabile della missione archeologica, ha evidenziato che il volto è stato rinvenuto in condizioni relativamente buone, mantenendo intatte le tracce di pigmento e parte della barba. Gli scavi condotti tra il 1994 e il 1995 avevano già portato alla luce ulteriori frammenti della statua, incluse le gambe e la base, e nuove scoperte successive alimentano la speranza di una possibile ricostruzione integrale della figura.

Collaborazione internazionale per il patrimonio egizio

Questo intervento di restauro si inserisce in una più ampia strategia di collaborazione internazionale tra istituzioni egiziane ed enti di ricerca stranieri. Il ministro del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathy, ha sottolineato l'importanza di tali partnership per il recupero di elementi significativi nei siti archeologici e per l'arricchimento dell'esperienza dei visitatori. La ricollocazione della testa di Ramses II ad Abydos non risponde solo a criteri di tutela e studio, ma anche a una precisa scelta di valorizzazione museale in situ: la sua posizione strategica, ben visibile all'entrata del secondo pilone, mira a restituire ai visitatori la percezione originale dell'apparato decorativo del tempio.

L'accurato confronto tra il volto restaurato e il “nemes” precedentemente scoperto, reso possibile da recenti analisi, ha permesso una ricostruzione fedele del busto. La pratica del rimontaggio di statue monumentali, nota come anastylose e diffusa in Egitto, è stata qui applicata seguendo i più alti standard conservativi. Sono stati aggiunti elementi visibili che distinguono la materia originale da quella ricostruita, garantendo così la leggibilità e l'integrità storica dell'opera.

Il tempio di Ramses II ad Abydos: storia e scoperte

Il tempio di Ramses II ad Abydos è un esempio preminente dell'architettura templare del Nuovo Regno e si trova in uno dei poli religiosi più importanti della civiltà egizia.

Le campagne della missione della New York University, attive dagli anni Novanta, hanno rivelato non solo i resti monumentali della statua di Ramses II, ma anche numerosi frammenti aggiuntivi, tra cui le gambe, la base e altri dettagli decorativi. L'obiettivo degli archeologi è la ricomposizione, per quanto possibile, dell'intero monumento originario, al fine di offrire un'immagine più completa del faraone e del suo programma iconografico templare.

L'importanza delle scoperte di Abydos è accentuata dal ruolo centrale della località nell'immaginario religioso egizio, dove, secondo la tradizione, riposava Osiride e si svolgevano riti annuali di rinnovamento. L'intervento sulla statua di Ramses II si inserisce in un vasto programma di conservazione e valorizzazione, orientato sia alla ricerca scientifica sia alla fruizione pubblica, con l'intento di promuovere Abydos come destinazione privilegiata per la conoscenza dell'Antico Egitto.