Carnevale nel 2019 sarà domenica 3 marzo. Come sempre inizia con il giovedì grasso, che quest’anno cadrà il 28 febbraio e si chiuderà, il 5 marzo, con il martedì grasso. Sono giorni “grassi” perché precedono la Quaresima, ossia i 40 giorni (escluse le domeniche) prima della Pasqua, periodo di penitenza e di digiuno. Carnevale dunque, come Pasqua, ogni anno cade in un giorno differente del mese, poiché entrambe le feste, strettamente legate, sono “feste mobili” e fanno riferimento al calendario lunare; per cui la Pasqua è fissata ogni anno in base alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera (21 marzo), il Carnevale di conseguenza a questa.

Così che si possa fare “scorta” di cibo “grasso” prima del digiuno quaresimale.

Questa festa arriva più spesso a febbraio (dal latino febrarius da februo che significa “purifico”) che nell’antichità era il mese dei riti di purificazione dedicati al dio Februus.

Carnevale e le possibili origini pagane: antiche tradizioni con caratteristiche affini

Diverse festività pagane ricordano il nostro Carnevale, anche se alcune si svolgevano in periodi dell’anno diversi. Queste antiche feste hanno caratteristiche fondamentali che ritroviamo nel moderno Carnevale: il temporaneo rovesciamento dell’ordine costituito e il mascheramento.

  • Gli antichi egizi probabilmente furono tra i primi a instaurare una tradizione carnevalesca, con le celebrazioni in onore della dea Iside, dea della fertilità dei campi e simbolo del rinnovarsi della vita.
  • Nell’antica Roma dal 17 al 23 dicembre, si celebrava la fecondità della terra con i Saturnali, la festa in onore del dio Saturno. In questa occasione veniva anche eletto un “Saturnalicus Princeps”: un principe per un giorno e per burla. Durante questi festeggiamenti le gerarchie sociali diventavano molto più flessibili, ove non completamente rovesciate: i padroni non solo aprivano le porte agli schiavi, ma addirittura gli allestivano banchetti e gli offrivano da bere. Nel corso di questa festa si creava quell’uguaglianza tra uomini, di status sociale differente, che era negata durante tutto il resto dell’anno.
  • Gli antichi greci, tra marzo e febbraio, celebravano le Dionisie, festa che durava tre giorni in onore del dio Dioniso: il primo giorno c’erano cerimonie per benedire il vino nuovo; il secondo era dedicato a una sfilata su un carro con persone mascherate che bevevano dalla propria brocca, come in una gara; l’ultimo giorno venivano offerte pentole di frutti cotti.

L'evoluzione della festa: “semel in anno licet insanire”, una volta l’anno è (ancora) lecito impazzire

Nel Medioevo il Carnevale è il tempo delle abbuffate comunitarie e delle continue danze.

I balli popolari erano ancora dedicati alla terra, come il “saltarello”, che con i suoi saltelli richiamava il crescere delle spighe di grano. Troviamo ancora quella sospensione temporanea delle regole sociali, i ruoli si invertono e così le donne si travestono da uomini, i ricchi da poveri e viceversa. Altre usanze del Carnevale medievale erano:

  • Le sceneggiate con il “re del carnevale”, un re per scherzo che garantiva l’allegria e la tregua provvisoria dalle regole e che alla fine veniva condannato a morte, non senza lasciare un testamento in cui denunciava tutto quel che di negativo la comunità aveva vissuto nell’arco dell’anno. Infine l’attore veniva sostituito con un fantoccio che veniva bruciato. Il fuoco ha qui una funzione purificatrice: la morte del Carnevale simboleggia la morte e la rinascita della natura.
  • Gli “scherzi da prete”, questo modo di dire, pare derivare da una usanza medievale secondo la quale il prete orchestrava una serie di burle, pantomime e barzellette per assicurare l’allegria ai fedeli prima della “penitenziale” Quaresima.

Anche nel Rinascimento le tradizioni carnevalesche prosperano e si rinnovano con le sfilate di carri allegorici dove venivano rappresentati vizi e virtù, segni astrologici, favole, leggende dei santi, vicende della Bibbia, racconti di Roma e della Grecia.

In particolare a Firenze venivano chiamati “Trionfi”, a richiamare, in modo scherzoso, il corteo delle truppe vittoriose che nella Roma antica veniva dedicato a un generale che tornava in patria dopo una grande vittoria.

I carri e le sfilate sono proseguite nei secoli successivi, arricchiti da maschere sempre più dettagliate e rifinite, e forse l’aspetto esteriore ha preso il sopravvento sul significato che questa festa porta con sé. Il Carnevale “…era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea dalla verità dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Era l’autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del rinnovamento.” ( ”L’opera di Rabelais e la cultura popolare. Riso, carnevale e festa nella tradizione medievale e rinascimentale” di M. Bachtin)