Ormai la media di alunni per aula nelle classi italiane è di 28-30, una situazione del paese non certo di cui esseri fieri, dovuta agli ultimi 5 anni in cui lo Stato ha tagliato 200mila posti tra docenti e Ata, cancellato quasi 2000 scuole e con un dato davvero deprimente, ha lasciato 150mila precari abilitati vincitori di concorso ad attendere l'acqua nel deserto.

Di recente sia Pd che M5S, sembrano aver preso in considerazione finalmente, la situazione pessima della scuola italiana, sostenendo i grillini che "secondo la normativa vigente, in aula non possono essere presenti più di 26 persone, compresi gli insegnanti o l'eventuale ulteriore personale a qualunque titolo presente" non solo nel caso ci siano in classe alunni disabili, "il numero complessivo dovrebbe essere al massimo di 20, in modo da facilitare i processi di integrazione e d'inclusività" e poi apre gli occhi al Governo sul fatto che ci sono nel paese disponibili all'inserimento "150mila docenti precari già abilitati all'insegnamento e vincitori di pubblici concorsi.

Invece di utilizzarli, fa di tutto, anche ammucchiando gli alunni nelle classi, per tenerli a debita distanza e risparmiare soldi. Ma è una politica che non paga. Perché prima o poi toccherà ad un tribunale super partes, come quello di Lussemburgo, ristabilire i parametri di un sistema di istruzione degno di questo nome".

Per il momento l'esecutivo di Letta,  difatti, non ha avuto tempo di occuparsi dello sfascio che ha subito la scuola, oggi a due mesi dall'inizio dell'anno scolastico le classi pollaio rimangono: il Miur non vuol sentire parlare di incremento di docenti e applicando la legge 111/2011, impone lo stesso numero di insegnanti dell'anno precedente.

Così negli ultimi cinque anni, nonostante una maggiorazione di iscritti negli istituti pubblici, si parla sui siti dei sindacati di 100mila alunni, i governi di questi ultimi anni hanno eliminato personale docente e Ata pur essendo questi necessari, e, i limiti numerici da adottare in casi eccezionali, sono diventati la norma: nella scuola d'infanzia si è passati da 28 a 29 alunni, alla primaria da 25 a 28 ed alle superiori si sono concesse deroghe fino alla presenza di 33 alunni per classe.

Nella risoluzione presentata dal M5S si è affrontato il tema classi numerose e sono state dichiarate prive di sicurezza, salubrità, igiene e vivibilità, e la loro creazione è stata considerata un ostacolo all'assolvimento del pieno diritto allo studio, non soddisfabile in gruppi-classe particolarmente grandi.

Che il lavoro dell'insegnante negli ultimi anni fosse diventato un lavoro difficile era risaputo. Col cambiamento di usi e costumi dei ragazzi di oggi e la difficoltà di approcciarsi coi giovani e con i genitori di oggi, che troppo spesso a detta degli stessi docenti sono più pronti allo scontro a difesa dei figli, con un atteggiamento diseducativo che sminuisce agli occhi dell'alunno la figura di chi ogni giorno lo educa alla cultura e anche all'educazione e allo stare in società, il lavoro del docente è corrosivo della mente e quindi del fisico.

Il lavoro del docente è assai penoso e umiliante in molti casi, in ambienti ancora sani e quanto meno con presenza di un elevato numero di ragazzi educati, tutto fila liscio, ma spesso la realtà non è così rosea e con ragazzi difficili e in scuole di zone a rischio, dire che entrare in classe a fare il docente non è usurante è un'eresia e le classi superaffollate accrescono il peso di lavorare nel mondo della scuola che non diminuisce anzi aumenta.  

Si potevano evitare questi tagli e prelevare dalle classi più abbienti con stipendi da favola.

200.000 persone erano un mondo che muoveva un paese, la serenità di una volta delle loro famiglie ha lasciato il posto ad un incubo  rimanere in due o anche in uno senza lavoro, e, dopo anni di attese e di sacrifici non essere più in grado di mantenere se stessi e la propria famiglia.