Si accende sempre più il dibattito sulle ipotesi di riforma delle pensioni del governo Letta: l'ultimo politico ad esprimersi in merito, e in particolare sul tema delle pensioni d'oro e d'argento, è stato Renato Brunetta, capogruppo del PdL alla Camera.

"Dal punto di vista macroeconomico, il sistema pensionistico italiano, salvo qualche coda su cui si sta lavorando, non solo è in equilibrio, ma rappresenta una delle soluzioni più avanzate rispetto ai parametri europei" ha affermato Brunetta in un intervento rilanciato dalle maggiori agenzie di stampa.

Il deputato PdL invita pertanto il ministro del lavoro Enrico Giovannini ad accantonare la propria idea di intervenire sugli assegni d'oro e "d'argento", e a ripensare qualsiasi prelievo o contributo che vada a colpire solo una parte degli assegni pensionistici: una misura che, come è noto, è stata già bocciata dalla Corte Costituzionale come iniqua.

"Qualsiasi intervento - afferma Brunetta - non può aggirare i parametri giuridici fissati dalla recente sentenza della Corte Costituzionale secondo cui non sono ammissibili misure che non abbiano un contenuto universale. Che non riguardino, cioè, l'intero sistema pensionistico. Ne deriva che nessun ulteriore balzello può essere posto a carico di questa o di quella categoria di pensionati''.

Di conseguenza, secondo l'ex ministro della Pubblica Amministrazione, "se non vuol fare demagogia, al ministro Giovannini non resta che intestarsi il tentativo di un'ennesima riforma complessiva di tutto l'impianto. Auguri. Noi invece rimaniamo con i piedi per terra, pur consapevoli dei grandi squilibri sociali che caratterizzano il sistema. Non faremo sconti a forme di ingiustificata ed iniqua caccia alle streghe". 

La posizione di Brunetta si basa sostanzialmente sull'osservazione che in Italia, attualmente, tutte le pensioni in essere sono per così dire "privilegiate", in quanto la "rendita pensionistica è sempre superiore ai contributi versati" durante l'attività lavorativa. Questo vale per gli assegni più alti ma anche per quelli più esigui, a partire dalle pensioni di anzianità e da quelle sociali, due casi in cui l'intervento statale è maggiore. 

Riportare ad una corrispondenza tra versato e corrisposto, come nelle intenzioni di Giovannini, ma in senso universale come dettato dalla Consulta, determinerebbe quindi un taglio maggiore proprio nei confronti di queste due categorie. "E' questo che il ministro vuole?" conclude Brunetta.