Come riportato da AdnKronos, secondo una verifica iniziata nel 2011 dalla Procura di Milano e dall'Agenzia delle Dogane e avvenuta presso i concessionari e distributori di Apple in Italia, in base a quanto presunto dall'Ufficio Antifrode dell'Agenzia delle Entrate, nei sei anni da 2008 al 2014 la multinazionale statunitense avrebbe evaso per una cifra di circa 897 milioni di euro, a fronte di un profitto derivante dalle vendite per una cifra complessiva di circa 9,6 miliardi di euro.

La distribuzione dei prodotti avverrebbe in Italia tramite la società Tech Data, una controllata della statunitense Td Corp.

Tali distribuzioni, a partire dal 2013 hanno riguardato anche gli iPhone, fino ad allora forniti solo tramite gli operatori di telefonia mobile Telecom Italia, H3G, Vodafone, Tech Data Italia, Attiva, Esprinet, Asi e Adi.

In base all'ipotesi avanzata, un'organizzazione nascosta effettuerebbe le vendite dall'Italia attraverso un canale di gestione, controllo e sviluppo dei prodotti a marchio Apple su tutto il territorio italiano. La tesi sostenuta è stata avanzata in base alle azioni di verifica avvenute sull'archivio email di Tech Data Italia, che delineano l'attività condotta dai dipendenti di Apple Italia.

Uno sconto del 2,8%.

Il conseguimento dell'utile da parte di Tech Data Italia avverrebbe tramite uno sconto del 2,8% sul listino e la successiva rivendita ai clienti tramite l'applicazione di sconti variabili e con un margine maggiore rispetto a quello di acquisto contrattuale.

Le verifiche intraprese hanno però registrato una rendita di Tech Data Italia non sostenibile economicamente.

Da ulteriori operazioni di controllo è stato rilevato che a stabilire scontistiche e a prendere decisioni commerciali per Tech Data Italia sarebbe un Team di Apple in Italia tramite accordi con i rivenditori. E' infine stato rilevato un rapporto di lavoro tra Apple Italia e la stessa Tech Data Italia tramite conferenze, chiamate telefoniche, email e incontri in sedi.

A seguito della notizia della presunta evasione fiscale, Apple ha risposto dichiarandosi una fra i maggiori contribuenti internazionali, che paga tutte le tasse in qualsiasi luogo dove è attiva e che quando le autorità italiane hanno controllato le attività fiscali di Apple ne i tre anni dal 2007 al 2009, è risultata la piena corrispondenza con le richieste stabilite dall'OCSE, valutando senza attendibilità le presunte accuse.