L'Arabia Saudita fermerà la sua produzione di petrolio se l'Iran e gli altri grandi produttori globali faranno lo stesso. Lo ha affermato il vice principe ereditario del Regno, Mohammed Bin Salman, in un'intervista a Bloomerg, lanciando così una sfida al principale rivale regionale dei sauditi, per sollecitare l'Iran ad assumere un ruolo attivo nella stabilizzazione del mercato del greggio, dove in questo periodo c'è eccesso di offerta e quotazioni in calo.

L'Iran, infatti, ha annunciato che aumenterà la produzione petrolifera in seguito alla fine delle sanzioni, conseguente all'accordo internazionale che intende rallentare il programma nucleare del Paese.

L'esito dell'incontro tra l'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) e gli altri produttori, previsto il 17 aprile a Doha, resta aperto, e le parole del vice principe saudita, venerdì, hanno fatto calare i prezzi del greggio. Riad sarebbe pronta a congelare l'estrazione solo se tutti i Paesi produttori saranno d'accordo in tal senso.

L'Iran punta sul petrolio

L'Iran, insomma, nelle prossime dinamiche del mercato petrolifero, diventa un Paese chiave. I produttori si riuniranno a Doha dopo l'incontro di febbraio tra l'Arabia Saudita, Qatar, Russia e Venezuela in cui hanno stabilito di rallentare la loro produzione portandola al livello di gennaio. Il ministro del Petrolio iraniano, Bijan Namdar Zanganeh, sarà presente alle discussioni di Doha, ma Teheran difficilmente rinuncerà alla sua politica di riconquistare le quote di mercato perse durante anni di sanzioni.

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L'Agenzia internazionale dell'energia ha riferito che l'Iran, a febbraio (il primo mese intero privo di sanzioni) ha già aumentato la sua produzione di greggio a 3,22 milioni di barili al giorno, il livello massimo da quattro anni. E ci sono sempre più elementi che fanno ritenere che a Teheran sia iniziata una “corsa al petrolio”: l'Iran investirà 2,5 miliardi di dollari per modernizzare la propria flotta di petroliere, come ha dichiarato all'agenzia di stampa statale Irna l'amministratore delegato della National Iranian Tanker Company (Nitc) Ali Akbar Safaei. Un affare a cui la Cina è fortemente interessata.

La spinta rialzista dell'Opec

L'Opec, creata nel 1960 con sede dapprima a Ginevra poi a Vienna, di cui l'Arabia Saudita è fondatore insieme a Indonesia, Iran, Iraq, Kuwait,Venezuela (a cui si sono aggiunti Algeria, Angola, Ecuador Libia, Nigeria, Qatar, Emirati Arabi Uniti), a novembre 2014 ha tentato di aumentare i prezzi del petrolio in modo da difendere la sua quota di mercato, ma questa mossa è stata poi vanificata dagli stessi sauditi che hanno aumentato la produzione fino al massimo storico di oltre 10,5 milioni di barili al giorno, adducendo come motivazione la crescente domanda dei propri clienti: una posizione che lo stesso vice principe ereditario Bin Salman ha ribadito anche in quest'ultima intervista, affermando che i prezzi saliranno nel corso dei prossimi due anni, in quanto la domanda continua ad aumentare.