In un momento di crisi economica mondiale, un sospiro di sollievo viene dalle cooperative, siano esse microimprese o multinazionali. Ieri mattina, nel presentare il bilancio delle Coop torinesi il presidente della Camera di Commercio, Vincenzo Ilotte, ha citato Yazon Europe Ltd e la Zayeri. Sono aziende che operano nel Torinese, ma vengono da Giappone e Spagna che hanno attraversato una grave crisi finanziaria. Da noi il comparto sta avendo un piccolo calo di d'affari. Giancarlo Gonella, presidente della Legacoop Piemonte e Gianni Gallo, di Confcooperative Piemonte Nord hanno confermato il trend positivo anche di quelle piccole e medie, tanto che, nell'ultimo anno, non si è registrato un ribasso occupazionale.

Mentre qualche giorno fa si attendevano i dati Usa in questo campo.

Il gender gap

Ben il 60 per cento delle Coop non prevede diminuzioni di impieghi. Addirittura 6 imprese su dieci potrebbero anche incrementare la forza lavoro. Danno occupazione in prevalenza a donne nell'agroalimentare e in servizi ad altre imprese. E' una situazione in controtendenza rispetto all'indagine di Legalcommunity presso 400 avvocati dell'Associazioni studi legali associati. Gli avvocati donne ormai superano la metà dei praticanti e degli stagisti.

Sono partner, equity e non equity, ma la leadership della law farm continua a essere quasi del tutto maschile. Per fondare una cooperativa dal 2001, invece, basta che ci siano tre soci mentre prima i soci dovevano essere nove.

Si basano sul principio della mutualità, ovvero il loro fine non è il lucro come per le società di capitali, la certezza per i contraenti del patto cooperativo di lavoro e beni di consumo, a condizioni migliori che nel libero mercato.

Da parte sua, l'Ente previdenziale degli avvocati riferisce che il reddito medio di un'avvocata italiana è oggi poco superiore a 22 mila euro annui, mentre gli uomini per la Cassa forense guadagnano circa 51 mila euro l'anno.

E dire che il gender gap ossessiona la cultura liberal occidentale come rileva un'indagine sui titoli delle recenti pubblicazioni presenti nell'archivio della Columbia University, commentati nel saggio "The Shipwrecked Mind" dello stoico del pensiero conservatore Mark Lilla.

I numeri confortanti

I diritti di base invocati dallo studioso sono confortati dai rilevamenti fatti dal Centro studi della Camera di Commercio. Risulta, infatti, che le cooperative torinesi sono 2.847 con oltre 46 mila dipendenti e un fatturato di circa 3 miliardi l'anno. Sono imprese longeve, visto che il 9 per cento di esse è censito dal Ministero dello sviluppo economico fin dal 1970, mentre a livello nazionale solo il 2 per cento delle altre aziende ha resistito alla crisi.

Anch'esse hanno avuto un calo nel periodo pre-crisi, ma in seguito sono cresciute, soprattutto nel biennio 2010-2012 e nel 2013-2015, per poi arrestarsi nei primi nove mesi del 2016 dello 0,5 %.

Oltretutto si registra nel settore un clima di ottimismo.

Secondo dati raccolti online il sentiment per il 2017 è positivo con la speranza di una stazionarietà nel fatturato per quasi il 50 per cento e una previsione di aumento per altre 26 per cento.

Le Coop stanno crescendo nel Chierese, nel Carmagnolese e nell'hinterland occidentale di Torino, I settori più dinamici si dimostrano il turismo con un incremento del 6 e mezzo per cento e il commercio con quasi l'uno e mezzo per cento in più.

La Coop Liguria mette a disposizione un'app per pagare la spesa con lo smartphone, presentata a Milano. C'è, secondo i dati, una lieve flessione nell'edilizia, ma nulla di preoccupante.