Un esito soddisfacente del tentativo di conciliazione con gli azionisti, messo in campo dalle due popolari venete, costituisce una condizione essenziale per accedere al beneficio della ricapitalizzazione precauzionale. Ad oggi solo il 34% dei soci avrebbe aderito alla proposta di transazione che prevede il pagamento di 9€ per azioni o del 15% dell'investimento originario.

Fabrizio Viola, ad della popolare di vicenza e capo del comitato strategico di Veneto Banca ha incontrato ieri il ministri Pier Carlo Padoan per discutere della situazione.

Gli scenari possibili

La strategia attualmente in corso, sotto la regia del fondo Atlante, prevede il raggiungimento di un accordo con gli azionisti, la fusione dei due istituti e la richiesta di accesso al beneficio della ricapitalizzazione precauzionale (la stessa invocata da mps alla fine dello scorso anno).

Si tratta di un'eccezione al meccanismo di risoluzione previsto dalla normativa BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive) riservato a quegli istituti di rilevanza sistemica che non versino in stato di insolvenza, ma che, superate delle difficoltà contingenti, possano proseguire con le proprie risorse. In questi casi, il governo può entrare temporaneamente nel capitale delle banche, avviare un processo di ristrutturazione e risanamento per poi rivendere le azioni sul mercato una volta che criticità temporanee sono state superate.

In assenza di accordo con i soci, sotto l'alea di contenziosi per un importo stimabile intorno ai 5 miliardi, il progetto di fusione potrebbe fallire e lasciare il campo all'applicazione della normativa sul bail in. Si tratterebbe di un esito particolarmente penalizzante con il progressivo coinvolgimento nelle perdite degli azionisti, obbligazionisti subordinati e successivamente anche degli obbligazionisti ordinari.

Un rischio per l'intero sistema

Sul tavolo delle popolari venete si gioca una delle più rilevanti partite nel quadro del riassetto del sistema bancario italiano. Stante l'ingente impegno pari a 3,5 miliardi di euro investiti dal fondo Atlante nel progetto, con i contributi di tutti i principali istituti italiani un eventuale fallimento del piano basato sulla fusione e ricapitalizzazione delle due popolari istituti potrebbe avere ripercussioni sull'intero sistema, in particolare per l'effetto domino sugli altri istituti ancora in bilico come MPS e Carige.