La partita a scacchi tra la Tim, il suo azionista di maggioranza Vivendi e il fondo americano Elliott, in vista dell'assemblea degli azionisti del prossimo 24 aprile 2018, si arricchisce di ulteriori colpi di scena. Infatti, quasi a sorpresa, la Asati, l'associazione dei piccoli azionisti dell’ex monopolista, ha deciso di appoggiare il Fondo Elliott. Vediamo di capire i motivi di questa scelta, come influiranno sugli equilibri in vista della prossima assemblea insieme alla decisione dello stesso fondo americano di costituirsi parte civile nel procedimento intentato da tim e dal suo azionista di maggioranza, Vivendi, con un duplice ricorso d'urgenza, contro la decisione dei 6 sindaci di integrare l'ordine del giorno della prossima assemblea del 24 aprile con le richieste del fondo americano.

Il contenzioso civile

La decisione, se ammettere o meno il Fondo Elliott nel processo civile, spetta esclusivamente al Giudice Elena Riva Crugnola. Quest'ultima ha preso tempo, riservandosi di decidere in un secondo momento sulla richiesta- Le principali parti in causa non hanno voluto rilasciare dichiarazioni sulla decisione ma, tra i legali di tutti e tre i contendenti, Tim, Vivendi e il fondo Elliott, non è stata accolta molto positivamente. Comunque, non occorrerà attendere molto. Infatti, il Giudice Elena Riva Crugnola dovrebbe decidere entro massimo lunedì 23 aprile 2018. Comunque, prima della data fissata per l'assemblea degli azionisti. Comunque, per ora il Fondo Elliott ha ricevuto l'appoggio dell'Asati, l'associazione dei piccoli azionisti Telecom Italia.

Le motivazioni dei piccoli azionisti

Secondo l'Asati sono diversi i motivi che hanno spinto l'associazione a schierarsi a fianco del fondo Elliott in questa complessa partita per il controllo di Tim. In primo luogo, secondo l'associazione, da quando è entrato il fondo Elliott nella compagine societaria di Tim, i suoi consiglieri hanno, effettivamente, perseguito l'interesse di tutti gli azionisti.

Tanto è vero che, nonostante l'andamento negativo del titolo, dall'entrata del Fondo americano c'è stato un recupero di valore di circa il 20%.

Inoltre, i piccoli azionisti propongono, in assonanza con Elliott, un'apertura del capitale relativamente alla questione dello scorporo della rete. Mentre Tim vorrebbe costituire, sì, una società indipendente, ma continuando a mantenere il 100% del controllo della stessa.

Mentre, i piccoli azionisti sono più propensi a che Tim mantenga il controllo per un periodo di tempo limitato, stimato dagli stessi in tre anni. i piccoli azionisti, poi, sperano che Elliott veda in maniera favorevole anche una possibile vendita o quotazione di Sparkle, ma anche una vendita di parte delle azioni Inwit.

Inoltre, come mette in evidenza anche Milano Finanza, l'Asati crede fortemente che con il prevalere del fondo Elliott anche il peso dei piccoli azionisti potrebbe cambiare radicalmente. Infatti, il fondo americano, per l'associazione dovrebbe essere maggiormente sensibile alla loro richiesta di entrare nel CdA e nel collegio sindacale come avviene in tutte le più grandi aziende europee.

C'è da dire anche che l'attuale management di Tim aveva citato in giudizio l'associazione chiedendo un risarcimento da 1 milione di euro per le critiche contro la loro gestione. Inoltre, sempre secondo l'associazione dei piccoli azionisti, Elliott non dovrebbe far passare operazioni finanziarie importanti, soprattutto se tra parti correlate, come di poca importanza. Inoltre, il fondo Elliott e i consiglieri da questo scelti vengono visti dall'associazione dei piccoli azionisti come maggiormente rispettosi della realtà aziendale e delle parti sociali che la compongono.

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