Serve un piano "shock" per far ripartire l'economia italiana. Ad affermarlo è Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, durante una conferenza stampa con Business Europe.

Boccia chiede al governo di aprire subito i cantieri delle opere già finanziate spiegando che ciò non avrebbe alcun impatto sul deficit pubblico anzi creerebbe centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro. Subito, cioè prima delle elezioni europee di maggio.

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Aprire subito i cantieri per far ripartire il Paese

Secondo il presidente non ci sono segnali di ripresa, anzi a gennaio si registrano cali di fatturato. L'ipotetico effetto sulla domanda interna prospettato dal governo con l'adozione di misure come il reddito di cittadinanza, non basterà a limitare il rallentamento dell’economia. Di questo è convinto Boccia e del fatto che occorra fare altro, soprattutto in termini di sviluppo.

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Perché la povertà si deve combattere puntando sullo sviluppo e non rischiando di far aumentare la platea degli attuali cinque milioni di poveri.

Aprire immediatamente i cantieri usando le risorse già stanziate per creare occupazione, secondo Boccia, è il primo passo da compiere per far riprendere l'economia. Questo porterebbe in tre anni un incremento del Pil dell’1% solo grazie alla realizzazione delle opere già finanziate.

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Sulla ripresa dei lavori per la Tav non ha dubbi: si deve ripartire subito. Rinunciare a quest'opera e ai finanziamenti europei vorrebbe dire rinunciare ai posti di lavoro che generebbero i cantieri, 50.000 secondo lo studio della Bocconi. Incomprensibile dire no alla Tav, soprattutto in questo momento di recessione.

Puntare su industria e infrastrutture

Parlando di recessione Boccia spiega che l'Italia è il Paese europeo che sta subendo di più il rallentamento.

L'industria tedesca sta peggiorando, ma la Germania sta mettendo in campo misure concrete sul fronte imprese e infrastrutture. Noi invece di reagire sprechiamo tempo a cercare il colpevole e così troviamo altri alibi, aggiunge. Sulla fragilità dell'industria italiana e sul rischio deindustrializzazione non è d'accordo con chi attribuisce la causa alla presenza di troppe piccole imprese ritenute poco innovative.

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Preconcetti, visto che l'Italia è la seconda manifattura d’Europa nonostante le imprese italiane paghino il 20% di tasse in più e il 30% di costo dell’energia in più rispetto agli altri Paesi e come se non bastasse con delle infrastrutture insufficienti.

Situazione paradossale dal momento che l'Italia esporta 550 miliardi di euro, 450 dei quali grazie proprio al comparto manifatturiero. In Italia ancora si dibatte e c'è ostilità verso l'industria nonostante i risultati eccellenti, aggiunge.

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Boccia ricorda anche che l'Italia si trova a dover competere con Paesi come Cina, Usa e Germania che, al contrario, puntano sullo sviluppo industriale.

Per Boccia l'apparato industriale italiano è fatto di imprenditori e lavoratori di primo piano, ma i problemi sono ben altri. Alla domanda sul giudizio dell'agenzia di rating Fitch, che prospetta per l'Italia un aumento del debito e il rischio di elezioni anticipate, Boccia risponde che di fronte all'evidente rallentamento dell’economia globale, europea e in particolare tedesca, l'Italia non fa eccezione. Sulla reazione del governo che ha letto la conferma del rating come il riconoscimento della solidità dell'economia italiana, Boccia ribadisce che continuare a negare l’evidenza non serve e che bisogna invece essere consapevoli della condizione reale e reagire al più presto. Infine, alla domanda se ritiene giusto il salvataggio di Alitalia da parte dello Stato ribadisce secco che alle imprese servono collegamenti efficienti col resto del mondo, non assistenzialismo.

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