La digitalizzazione accelera la stretta sugli Isee irregolari. Con l’arrivo del nuovo decreto Pnrr e il potenziamento della Piattaforma digitale nazionale dati, la Pubblica amministrazione si prepara a incrociare in modo sistematico le proprie banche dati, rendendo più semplici i controlli e più difficile aggirare le regole. L’obiettivo è chiaro: correggere le distorsioni che oggi penalizzano l’equità nella distribuzione di bonus, agevolazioni ed esenzioni.
Isee sbagliati, i numeri del fenomeno
Dai dati incrociati tra Anagrafe nazionale della popolazione residente e verifiche reddituali emergono oltre 1,7 milioni di Isee non corretti.
Un volume significativo, che incide direttamente sulla spesa pubblica e sull’accesso ai benefici sociali. Le anomalie derivano in parte da errori formali, in parte da comportamenti opportunistici che abbassano artificialmente l’indicatore economico.
Gli errori più frequenti
Le irregolarità individuate si concentrano soprattutto su due fronti. Da un lato ci sono errori reddituali e patrimoniali, circa 640 mila casi, legati a dichiarazioni non corrette su redditi e valore dei beni. Dall’altro emergono errori anagrafici, oltre 1,1 milioni, che riguardano la composizione del nucleo familiare. Proprio su questo aspetto, si annidano le pratiche più controverse, come lo spostamento fittizio della residenza di un figlio universitario per ottenere tasse più basse e maggiori agevolazioni.
Il decreto Pnrr e la svolta del "once only"
A intervenire su queste criticità è una norma contenuta nella bozza del nuovo decreto Pnrr, che punta finalmente a rendere operativo il principio del “once only”. In sostanza, la Pubblica amministrazione non dovrà più chiedere al cittadino informazioni che già possiede, anche se raccolte da un altro ente. Un cambio di paradigma che promette meno burocrazia e più controlli automatici. Applicando il principio “once only”, comuni, università ed enti che devono verificare il diritto a un beneficio non chiederanno più l’Isee direttamente alle famiglie, ma lo acquisiranno dalle amministrazioni che già detengono i dati. In molti casi il riferimento sarà l’Agenzia delle Entrate, in grado di fornire informazioni reddituali più complete e affidabili grazie all’incrocio delle dichiarazioni fiscali.
Piattaforma digitale nazionale: controlli più efficaci e più bonus dal 2026
Il fulcro di questa trasformazione sarà la Piattaforma digitale nazionale dati (Pdnd), che verrà rafforzata con 556 milioni di euro del Pnrr. Oggi la piattaforma connette già oltre 9 mila enti e più di 13.500 servizi digitali; nei prossimi anni diventerà il vero snodo dell’interoperabilità tra le banche dati pubbliche. Grazie alla Pdnd sarà possibile verificare in modo incrociato oltre 11 milioni di Isee presentati nel 2025 e preparare il sistema a un ulteriore aumento delle Dsu dal 2026. L’allargamento delle soglie patrimoniali, con l’esclusione più ampia della prima casa dal calcolo dell’Isee, porterà infatti più famiglie a richiedere agevolazioni. Con dati condivisi e automatizzati, la Pa punta a garantire maggiore equità, meno errori e una lotta più efficace alle truffe.