Trasferire tutti i residenti senza cittadinanza in apposite "aree sorvegliate" dai servizi di sicurezza". Questa l'iniziativa lanciata in Lettonia, attraverso una petizione, con lo scopo di "fornire una protezione proattiva della società". Il testo della petizione, stando a quanto riportano alcuni media russi, prevede "la preventiva sistemazione delle forze pro Mosca (non-cittadini e cittadini della Federazione Russa con il permesso di soggiorno) in alcune aree sorvegliate dal Ministero degli Interni e dai servizi di sicurezza della Repubblica di Lettonia". La giustificazione dei promotori della petizione sarebbe quella di salvaguardare la sicurezza della giovane repubblica baltica, che ha riacquistato l'indipendenza nel 1991 con il crollo dell'Unione Sovietica, da eventuali infiltrazioni di agenti segreti del Cremlino.

Secondo il quotidiano "Rossijskaja Gazeta", l'iniziativa avrebbe già riscosso il plauso di oltre 1500 persone, nonché l'approvazione a livello ufficioso della segreteria del Ministro della Giustizia lettone, Janis Iesalnieks il quale avrebbe dichiarato che la proposta di trasferimento dei residenti "non cittadini" è conforme alle norme del diritto penale internazionale. Un provvedimento che, se approvato, può colpire circa 250mila persone. Recentemente, l'attivista per i diritti umani Aleksandr Gaponenko ha raccontato al quotidiano "Russia Today" che "il Ministero della Difesa lettone ha affermato che, in caso di azioni militari contro la repubblica, tutti i non cittadini saranno internati in campi appositi. Si tratta di una deriva molto pericolosa, preludio a un nuovo germe nazista in Europa".

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Fin dal riottenimento dell'indipendenza, in Lettonia hanno quasi sempre governato partiti conservatori con forte impronta nazionalista, filoatlantista ed estremamente critica nei confronti della Russia. Dei circa due milioni di persone che popolano il paese, circa il 44% sono russofoni. Questi, sui loro passaporti, recano la scritta "Nepilsoņa Pase", ossia "non-cittadino". Il più delle volte, si tratta di russi giunti in Lettonia durante il periodo sovietico. Rispetto ai residenti di etnia lettone (chiamati lat), i "nepilsoņi" hanno forti limitazioni nei loro diritti fondamentali. "Ci sono precluse moltissime professioni - sostiene Aleksandr Gaponenko - specialmente nel settore pubblico e amministrativo, come il magistrato, il poliziotto, l'avvocato. I 'nepilsoņi' non hanno neanche diritto di voto, non possono accedere alle cariche pubbliche né acquistare alcuni beni immobili". Una questione davvero spinosa, soprattutto se si pensa che avviene all'interno di un Paese membro dell'Unione Europea. Segno che la strada da fare per giungere a una via completa per un'Europa davvero libera e democratica è ancora molto lunga.