Sembrano essersi irrigiditi i Capi di Stato europei dopo il referendum greco promosso da Alexis Tsipras che ha visto trionfare il NO alle precedenti proposte dei creditori. La situazione si è fatta enormemente complessa. L'Ue chiede al Paese ellenico nuove proposte di riforme da presentare entro 5 giorni che saranno valutate dalla Ex Troika e domenica da un nuovo Eurosummit. Oltre a un vertice con 19 Paesi ce ne sarà anche un altro a 28, perché nel caso non si raggiungesse un accordo tutta la Ue dovrà valutare come agire. Fino a domenica, comunque, ci penserà la Bce a far sì che la Grecia non collassi. "Non ho mai parlato di scadenze ma oggi dico che abbiamo solo 5 giorni per trovare l'accordo finale, tutti hanno responsabilità di trovare una soluzione", altrimenti le conseguenze sarebbero "Il fallimento della Grecia e delle sue banche", ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

Gli scenari nell'immediato futuro

Secondo la Merkel "La situazione è piuttosto grave e incerta", e ancora: "La sfida sarà vedere se ci sono le condizioni per aprire i negoziati". Le fa eco il governatore della Banca di Francia Christian Noyer: "Cominciamo ad essere alquanto preoccupati". "Domenica ci sarà la decisione finale e non posso escludere nessuna ipotesi", fa sapere il presidente della Commissione Europea Juncker, spiegando anche che la Commissione sta prendendo in considerazione tre scenari: la Grexit, un piano di aiuti umanitari e un accordo. Juncker ha sostenuto che propende per la terza ipotesi.

Il taglio del debito che Tsipras e l'ex ministro delle finanze greco Varoufakis avevano sostenuto in modo forte e appassionato non sarebbe neanche da prendere in considerazione: "Stasera molti intorno al tavolo hanno detto che un haircut del debito greco non avrà luogo perché questo è vietato nell'Eurozona", ha spiegato la stessa Merkel che comunque poi ha precisato: "Prima di parlare di una ristrutturazione del debito vediamo quello che la Grecia può fare".

Rischi di "contagio"

I "bond" tedeschi sembrano essere leggermente più forti dopo la crisi greca, quelli spagnoli, italiani e portoghesi, che in linea teorica sono più vulnerabili agli stress causati dalla crisi, risultano essere leggermente più deboli.

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