Dopo la vittoria del "no" al referendum greco, Juncker fa sapere che si impegnerà affinché la Grecia non esca dall'Euro. Subito dopo il referendum, fonti vicine al premier Tsipras fanno sapere che il primo ministro greco avrebbe chiesto altri 7 miliardi all'Europa per evitare il default e superare la drammatica situazione dell'economia greca. Juncker, comunque, non nega che un'uscita della Grecia dall'Eurozona potrebbe avvenire.

Il presidente della commissione europea ci tiene a far sapere la propria idea sul referendum svoltosi due giorni fa: "Il popolo greco ha votato 'no' su un testo che non è più sul tavolo: rispetto il voto del popolo greco. I cittadini greci hanno votato, ma vorrei capire cosa hanno compreso, perché è stato chiesto loro di esprimersi su una cosa inesistente".

Anche dopo il "no", sfide complicate attendono Atene, ci tiene infatti a far sapere il ministro delle Finanze tedesche Wolfgang Schauble: "Chi conosce i trattati Ue sa che il taglio del debito è vietato". Comunque l'obiettivo numero uno rimane quello di mantenere la Grecia nell'Eurozona. "Voglio evitare la Grexit - ha spiegato Juncker al parlamento europeo - sono contrario, è una grande nazione". Sostenendo anche, però, che la Grecia non è l'unico membro della Comunità Europea, e che non è il solo ad avere forti problemi economici e sociali.

Secondo Juncker, però, ci sono delle forze in Europa che vorrebbero vedere Atene fuori dall'Eurozona. A Parigi, la cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande stanno cercando di costruire una soluzione comune, ma fanno presente che è responsabilità di Tsipras far pervenire altre nuove proposte. Proposte che, a loro dire, devono essere credibili.

Dunque a breve dovrebbero ricominciare nuove trattative con Atene, aspettando le proposte di Tsipras. Secondo il giornale tedesco Suddeutsche Zeitung, la nuova proposta greca all'Eurogruppo è sostanzialmente simile al cosiddetto "Piano Juncker". Nella nuovo proposta il governo greco manterrebbe gli sgravi fiscali per le isole e lascerebbe l'Iva per i ristoranti al 13%. Inoltre, ci sarebbero dei tagli per le spese della difesa.