Da diverse settimane stiamo assistendo al dramma di migliaia di persone che, colte dalla disperazione delle zone di guerra tartassate dalla bestialità dell'Isis o dalla estrema precarietà delle condizioni economiche, stanno cercando in massa di attraversare i confini serbi, greci, ungheresi e così via per poter approdare in Austria e, soprattutto in Germania

Europa divisa e ad alta tensione -  È un'Europa che si scopre per l'ennesima volta debole ed incapace di gestire l'emergenza e, soprattutto, divisa. Viene a galla l'inadeguatezza degli accordi di Schengen e della convenzione di Dublino in materia di regolamentazione del flusso migratorio e di tutela dei diritti dei migranti stessi, tant'è che quest'ultima è stata parzialmente sospesa a causa dell'impossibilità degli stati che per primi sono contenitori dell'esodo di far fronte alle richieste d'asilo, vedasi l'Ungheria.

Infatti, lo stato magiaro si è unito a Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia per costituire un blocco capace di dire no alle quote proposte dal duo Hollande-Merkel, che minaccia le nazioni che non offriranno il proprio sostegno completo (anche a costo di mettere in ginocchio le infrastrutture del Paese) di subire gravi sanzioni.

Tirannia tedesca, conflitto d'interessi, l'Italia subisce inerme le decisioni - Quella capeggiata dalla Germania e appoggiata dalla Francia, nonché dall'Italia, è chiaramente una presa di posizione mal tollerabile da parte degli stati che sono le porte d'ingresso dell'Europa e che vogliono farsi carico dei soli migranti in possesso dei giusti requisiti di richiesta d'asilo. Le scene a cui stiamo assistendo in questi giorni di uomini, donne e bambini stipati nelle stazioni, accalcati nei treni, gettati in mare, costretti a fare chilometri e chilometri a piedi, sono di una drammaticità terribile e costituiscono solo la punta dell'iceberg di un problema destinato a crescere esponenzialmente.

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È una situazione che mostra una comunità europea incapace di emergere dal conflitto d'interessi che si gioca nelle zone che sono la sorgente degli imponenti flussi di profughi. Risolvere la questione, non significa solamente rielaborare i trattati che regolamentano l'immigrazione, ma anche e soprattutto debellare le cellule dell'Isis e provare a restituire alle aree colpite quell'indipendenza economica, sociale e politica che ogni Paese del mondo ha il diritto di possedere, proprio per le leggi di autodeterminazione dei popoli, le quali sono in netto contrasto con la tirannia del dollaro e delle leggi del mercato. Tutto questo per evitare anche che la nostra Italia risulti prosciugata dalle sanguisughe di Bruxelles e crolli sotto i colpi di una rabbia civile data dalla voluta inettitudine della classe politica del Belpaese nell'affrontare i problemi di politica interna e da ricercare nel servilismo nei confronti di Ue e Nato.