Il muro, simbolo di divisione e contrapposizione, non può che riportare a un passato nemmeno tanto lontano. Il più famoso, quello di Berlino, fu dismesso il 9 novembre 1989 con l’obiettivo di riunificare non solo la Germania, ma l’intera Europa. Un continente devastato dalla seconda guerra mondiale e che incamerava le tensioni tra Usa e URSS. A poco più di 25 anni da quell’evento che ha catturato l’interesse dei popoli di tutto il mondo, l’Ungheria ha deciso di erigere un cordone lungo 175 chilometri e alto 4 metri per contrastare il fiume di migranti proveniente dalla Serbia. Un’azione che ha provocato non poche tensioni tra i due Paesi, pronti a schierare gli eserciti sui rispettivi confini per far valere le proprie posizioni.

Il premier ungherese Viktor Orbàn non ne vuol sapere di abbandonare la linea intransigente e, per giustificare il muro della vergogna, ha presentato il conto all’Ue: da gennaio sono entrati in Ungheria 200778 migranti, per la maggior parte provenienti proprio dalla Serbia. Sul caso si è espressa Federica Mogherini, l’Alto Rappresentante per la Politica estera dell’Ue: “Nessun muro fermerà la disperazione di chi è disposto a mettere in pericolo la vita propria e dei propri figli pur di scappare dalla schiavitù”.