In fin dei conti il Partido Popular ha vinto, ragion per cui Mariano Rajoy tenterà di governare. Come potrebbe riuscirci è un dilemma di questo inverno caldissimo per la politica spagnola. "Abbiamo vinto - ha dichiarato ieri il premier uscente nei primi commenti a freddo post-voto - ed abbiamo il dovere di tentare di formare un governo stabile".

I dubbi dei socialisti

Quanto potrà essere stabile questo governo e se mai ci sarà, lo potrà dire solo il tempo.

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Di fumate bianche all'orizzonte non se ne vedono, in realtà nemmeno di grigio chiaro. L'alleanza che consentirebbe di mettere in cassaforte il secondo governo Rajoy è quella con il Partido Socialista Obrero, seconda formazione politica più votata.

I socialisti di Pedro Sanchez hanno ottenuto 90 seggi al Congreso che sommati ai 123 del Partido Popular supererebbero di gran lunga quel valico di 176 seggi che servono per avere la maggioranza assoluta. Ma nella seconda forza politica del Paese attualmente ci sono due correnti, la prima vedrebbe di buon grado il governo di larghe intese del tutto simile a quello che caratterizzò il parlamento italiano dopo le Politiche del 2013. La posizione ufficiale è però quella del diniego, il Partido Socialista non appoggerà la nomina a capo del governo di Rajoy. Parte dei socialisti infatti strizzano l'occhio a Podemos che si gode l'incredibile risultato delle urne (69 seggi al Congreso ottenuti dal movimento fondato da Pablo Iglesias) e si presenta come ago della bilancia. Ciudadanos, quarto partito di Spagna dopo il voto del 20 dicembre, ha già detto a chiare lettere che starà all'opposizione.

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Podemos: 'No ad un governo con il Partido Popular'

Un'intesa tra Rajoy ed Iglesias sembra decisamente l'ultima soluzione pensabile e possibile. Podemos nasce dalle proteste della gente, dalle manifestazioni di piazza contro il governo di centrodestra ed ha raccolto tante preferenze da ex elettori e simpatizzanti di Izquierda Unida, lo storico movimento di estrema sinistra del paese iberico. Da parte di Pablo Iglesias è stato ribadito un secco "no" a questa eventualità, sarebbe un clamoroso autogol tradire le aspettative degli elettori. Un compromesso storico tra le due forze politiche che che si sono alternate alla guida della Spagna nell'ultimo trentennio sarebbe dunque più attuabile altrimenti il rischio è quella di nuove elezioni in primavera. E ci sarebbe da scommettere, in questo eventuale caso, in un nuovo plebiscito per Podemos, considerato che l'incapacità di formare un governo ricadrebbe pesantemente sulle due maggiori forze politiche.