Se ne è parlato per molto tempo e nelle ultime settimane, così come negli ultimi mesi, non sono mancate le dichiarazioni di personaggi di rilievo, a partire dall'ex sindaco di Londra, Boris Johnson, tra le fila di chi voleva per il Regno Unito un futuro distinto da quello del Vecchio Continente. La corsa verso giovedì 23 giugno è stata macchiata anche dal sangue di Jo Cox, esponente laburista, grande sostenitrice del SÌ e, purtroppo, sfortunata vittima della furia di Thomas Mair, uomo disturbato in lotta per l'indipendenza della Gran Bretagna.

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E alla fine, dopo una lunga notte di spogli, la risposta è arrivata: ha vinto il NO. Ieri, con le urne ancora aperte, i sondaggi davano il SÌ, ovvero il "remain", al 52%.

Un SÌ con un significato ben preciso, teso a rispondere all'unica domanda, all'unico quesito referendario che si sono trovati davanti migliaia e migliaia di britannici: vuoi restare in Europa?

Una scelta irreversibile

Su questo in molti sono stati chiari, a partire dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, che oggi si incontrerà con il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, con quello del Consiglio europeo, Donald Tusk, e con il presidente di turno del Consiglio dell'Ue, ovvero il primo ministro olandese Rutte. Juncker non aveva infatti perso occasione per sottolineare come un'eventuale uscita sarebbe stata da considerare come un'uscita definitiva, senza se e senza ma, senza possibilità di compromessi in un momento successivo.

E in virtù di queste parole il premier Cameron non ha esitato nel ricordare alla popolazione che quella che stavano per prendere sarebbe stata una scelta storica e, soprattutto, irreversibile.

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Nel discorso pronunciato subito dopo essere uscito dal numero 10 di Downing Street, Cameron ha voluto ricordare come la scelta avesse a che vedere soprattutto con l'economia della Gran Bretagna, destinata - secondo il suo punto di vista - a diventare più debole in seguito al "Leave", ovvero all'uscita dall'Unione Europea. Lo stesso Cameron, preso atto del risultato del referendum, ha comunicato la sua intenzione di volersi dimettere.

Le sfide

Ad attendere col fiato sospeso l'esito del referendum sono stati in milioni, e non solo in Gran Bretagna, ma anche nel resto del mondo, a partire da chi lavora in borsa, pronto ad affrontare quello che potrebbe essere rinominato "il venerdì nero della borsa", non solo della sterlina ma delle borse dell'intero continente. Dei giorni, quelli del referendum, marchiati anche dalla forte pioggia che ha colpito il sud dell'Inghilterra: segno che il referendum nasce, cresce e muore generando fastidi di vario genere.

Ieri le urne si sono aperte alle 8 e si sono chiuse 15 ore dopo, alle 23.

Ora non resta che metabolizzare il risultato di una votazione storica. Una decisione "irreversibile" e che dovrà essere accettata dai vincitori, ma soprattutto dagli sconfitti. Sono in molti a dirsi shockati, soprattutto tra i più giovani, visto che a pesare sul risultato finale sono stati soprattutto i voti dei più anziani.