Come cambia il mondo del lavoro dopo Brexit, soprattutto sul fronte della mobilità? E’ un interrogativo che tiene banco ovunque in questi giorni. Perché la questione è seria, molto seria. Cosa rischiano gli inglesi in questo ambito? E cosa rischiano, per quanto ci riguarda maggiormente da vicino, gli italiani? Altre domande su domande che fioccano spontanee dopo quanto accaduto, dopo un referendum che è già entrato nella storia dell’Europa, e non solo. Altro aspetto da chiarire: i cittadini di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea potranno continuare a cercare lavoro nel Regno Unito e, quindi, a trasferirsi senza problemi da quelle parti? Stesso discorso per i britannici proiettati verso i Paesi dell’Ue.

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A tal proposito, gli effetti potrebbero rivelarsi devastanti se la Gran Bretagna si tirasse completamente fuori dall’attuale sistema della libera circolazione delle persone. Un accordo, in tal senso, sarebbe auspicabile.

Potrebbero essere fissate anche delle quote ben precise per i cittadini dei ventisette Stati membri dell’Ue. Senza un’intesa, invece, gli italiani e gli altri comunitari non potranno più beneficiare dei vantaggi derivanti dalla cittadinanza europea.

Verso un articolato sistema di visti?

Tutto, in sostanza, potrebbe passare attraverso un articolato sistema di visti, anche nei casi riguardanti lavoratori qualificati, con un alto profilo di specializzazione. Più complicato si preannuncia il percorso di quanti cercano un’occupazione generica nel Regno Unito. In discussione, dunque, il diritto consolidato dei cittadini europei e dei familiari di circolare e soggiornare liberamente in Gran Bretagna, con conseguenze facilmente intuibili. Stesso discorso per i britannici nei Paesi degli Stati membri dell'Ue.

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Concorsi e professioni

In tale contesto, il pensiero vola anche a tutti quei concorsi inerenti posti di lavoro nelle istituzioni dell’Ue, per i quali è richiesta la cittadinanza di uno Stato membro. Non facendo più parte dell’Unione europea, i britannici non potranno più cogliere tali opportunità. Da chiarire anche ciò che concerne le società di capitali, costituite secondo quanto previsto dalle leggi vigenti nei Paesi che fanno parte dell’Ue, e il settore delle professioni cosiddette regolamentate.

Istituzioni impegnate per promuovere l’occupazione

Intanto, la cancelliera tedesca Angela Merkel definisce il momento "molto particolare", facendo riferimento a una situazione delicata, diversa dalle altre crisi affrontate fino a pochi giorni fa dall’Ue. Si parla di un’agenda strategica, con tutte le istituzioni in prima linea per promuovere la crescita dell’occupazione, per aumentare il livello della competitività per il benessere dei cittadini europei. Non si prevedono modifiche a trattati né a convenzioni, si punta, invece, a una profonda accelerazione dell’avviato processo di riforme.

E di futuro dell’Unione - annuncia il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk - si tornerà a parlare in un vertice informale straordinario dell’Ue senza il Regno Unito, a Bratislava, a settembre.