Ad agosto scatterà il bonus Poletti previsto dal Decreto 65 in risposta alla sentenza della Corte Costituzionale del 30 aprile. Una quota di quei pensionati che si sono visti bloccare l'adeguamento del proprio assegno all'inflazione ha speranza di vedersi restituita almeno una parte del mal tolto. Beneficeranno della restituzione una tantum 3,7 milioni di pensionati a fronte dei 4,7 milioni totali che sono stati penalizzati dal blocco dell'indicizzazione. Il rimborso coprirà in base agli scaglioni di ripartizione tra il 5 e il 22% della somma totale che costa al governo poco più di 2 miliardi. I pensionati che saranno favoriti dall'indennizzo inoltre sono quelli che percepiscono un assegno superiore a 3 e fino a 6 volte il minimo. I pensionati che prendono 2200 euro avranno un rimborso di circa 800 euro che al netto delle tasse valgono 600 euro. Una restituzione piena avrebbe ammontato a 4.200 euro. Chi ha un assegno di 2700 euro si vedrà recapitare circa 315 euro lordi a fronte dei 6300 euro del risarcimento totale. Sopra i 2890 euro non è previsto indennizzo. Il meccanismo della ripartizione è di assegnare una quota maggiore alle pensioni più basse e a salire la quota restituita andrà a scalare. Sulla somma restituita verrà applicato il sistema della tassazione separata che è più favorevole ai contribuenti. I pensionati che volessero far valere i loro diritto ritenendo il provvedimento poco soddisfacente potranno adire le vie legali. Il tribunale amministrativo potrebbe imporre all'Inps la liquidazione totale.
Non si poteva fare di più
Il costo della sentenza è di 18 miliardi ma per i rimborsi governo corrisponderà poco più di 2 miliardi. Il ministro del lavoro Giuliano Poletti che ha titolato il bonus ospite a Dimartedì precisa che l'indennizzo aumenta il monte su cui si calcola l'indennizzo prossimo per cui l'esborso aumenta di 500 milioni ogni anno. Il bonus degli ottanta euro non è responsabile della mancanza della forza finanziaria per sostenere la liquidazione totale perché ha richiesto solo 1,6 miliardi. Il titolare del Tesoro Pier Carlo Padoan, anche lui intervistato da Floris ribadisce che non si poteva fare di più. Bisognava rispettare il vincolo di bilancio imposto dall'articolo 81 della Costituzione e chiarisce che la sorveglianza sui conti pubblici si rende necessaria per tutelare le future generazioni. La sua preoccupazione è stata di mantenere equità intra ed intergenerazionale. "Se non vengono osservati i conti le giovani generazioni avranno meno", dice. Ammette che per il risarcimento delle pensioni sono stati sacrificati 1,7 miliardi, il famoso "tesoretto", riscoperto nel Def che doveva essere destinato a misure contro la povertà. Ma Padoan dà il suo impegno a scavare nelle miniere delle finanza per reperire nuove risorse ad uso dei meno abbienti.