Chi si ricorda della legatoria? E' lungo l'elenco dei mestieri, delle arti e delle professioni risucchiati dal progresso e dallo sviluppo economico della società. E tanti altri saranno soppiantati dalla tecnologia del terzo millennio, almeno secondo i diversi scenari che gli esperti ci propinano ad intervalli più o meno regolari.

Tra una manciata di anni dovrebbero essere spazzati via posti di lavoro come quelli del postino, dei contatori della luce e del gas, degli assistenti di volo, sarti, macchinisti, archivisti, agenti di viaggi, bibliotecari, impiegati generici, segretarie, magazzinieri, notai, giornalisti e chissà ancora quante altre categorie.

Dall'altra parte dovrebbero emergere le professioni legate all'economia verde, ai servizi sanitari, alle biotecnologie, ai servizi online dell'informazione e della comunicazione.

Un reddito sicuro, perciò, dovrebbe circolare tra gli infermieri, chi si occupa della salute della persona, dell'agricoltura urbana, ingegneria, chirurgia medica, economia verde, stampanti 3D e, comunque, tutto quello che porta all'alta innovazione.

Tuttavia, dato che ci sono analisti che insistono sul fatto che mancano le basi per stabilire con certezza quali saranno i lavori del futuro, è opportuno non lasciarsi affascinare dalle previsioni. Per di più, le trasformazioni sostanziali e tecnologiche non possono prescindere dalle politiche di governo. Ed in casa nostra sembrerebbe che il ministro Poletti, del governo Renzi, abbia capito ben poco oppure gli hanno fornito frecce spuntate.

Se allo sviluppo del mercato del lavoro non si guarda con sinergia tra la Scuola (e, quindi, l'istruzione), i consumi ed il mondo della produzione (senza trascurare la competitività)  il rischio, per gli italiani, sarà sempre quello d'essere occupati a raschiare il fondo del barile.

E si sa che il meccanismo scolastico italiano  (ma negli ultimi decenni quanti politici hanno messo le mani senza arrivare ad una fruttuosa e condivisa conclusione?) mostra tutte le sue mancanze. E la ministra Giannini, precipitata al centro di tante polemiche, sembrerebbe come un pesce fuori dall'acqua e non in grado di suggerire valide proposte. Seppure sa di dovere fronteggiare sigle sindacali e quattro facinorosi della galassia insegnanti che hanno scelto di continuare a restare sadicamente nel pantano blaterando con dei veri dialoghi fra sordi.

Il mondo dell'economia industriale e, per cui, quella del lavoro e della scuola è una faccenda seria. E se la sanità sta alla salute, l'istruzione sta al lavoro. Il lavoro non deve essere invocato soltanto perché qualcuno ebbe l'arguzia di citarlo nella Costituzione italiana. Il lavoro è il carburante del motore della società retta su qualsiasi fattispecie di democrazia e persino di dittatura.

Intanto, sono aperte le scommesse sulle estinzioni delle professioni da inserire nella bacheca del Museo delle arti, delle professioni e degli antichi mestieri.

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