In Italia nel 2007 erano occupati quasi 65 giovani su cento. Oggi non arriviamo a 53 con una perdita secca di 12 punti percentuale. Tra gli adulti siamo inseriti meglio in classifica, al quart'ultimo posto con una percentuale di occupati del 71 %. L'OCSE insiste sul fatto che l'Italia ha "uno specifico problema di disoccupazione giovanile, in aggiunta a uno più generale, a causa di condizioni sfavorevoli e debolezze nel mercato del lavoro e nelle istituzione sociali ed educative".
L'aspetto più preoccupante è quello che riguarda i giovani neet, non occupati e non in istruzione, che raggiungono ormai la ragguardevole percentuale del 28% tra le ragazze e 25% tra i ragazzi.
Sempre secondo l'OCSE "Il nodo di fondo è la scarsa occupabilità dei giovani, perchè magari non hanno le competenze richieste dal mercato del lavoro o non possono usarle in modo produttivo".
Sotto questo aspetto l'Italia è ultima in classifica. Indubbiamente una riforma scolastica è necessaria in quanto la scuola attuale sforna studenti con livello voto di 280 punti rispetto ad una media europea di 300 punti per quel che concerne i laureati. Per i diplomati siamo piazzati peggio con un voto di 250 punti.
Altri dati scolastici indicano che ben il 17 % abbandona la scuola secondaria senza ottenere il diploma: in questa speciale classifica siamo penultimi, solo la Spagna ci segue. Inspiegabile è il dato che ben il 18% degli studenti che terminano la scuola professionale si ritrovano nei neet senza occupazione.
Dalle professionali non dovrebbe essere complicato inserirsi in un segmento dove si ricerca ancora manodopera qualificata.
Rimane comunque più facile inserirsi nel campo del lavoro con un grado di istruzione più alto: sono inoccupati il 10% dei laureati, il 40 % dei diplomati, il 50% con scuola dell'obbligo. Un dato sconcertante è che un 54% dei giovani non ha esperienza col computer in ambito lavorativo. Per finire in bellezza chi lavora dei giovani è per il 50% precario, contro la media europea del 23%.