Quando uno sciopero coinvolge 600.000 lavoratori, tutti appartenenti ad uno stesso settore, il governo non può nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi e andare avanti lo stesso per la sua strada. E' questa l'opinione generale dei docenti, naturalmente condita da molta rabbia ed insoddisfazione per ciò che sta accadendo nelle aule parlamentari con il Ddl Buona Scuola. Inutile presentarsi, come ha fatto ieri l'Onorevole Francesca Puglisi, con qualche emendamento piazzato qui e là in ordine sparso: si tratta di modifiche che avrebbero soltanto un puro valore illusorio. 
Ciò che non piace agli insegnanti e a tutto il personale scolastico è questa testardaggine anti-democratica che, proprio a dispetto del nome di 'battesimo' del partito di Matteo Renzi, si ostina a chiudere, di fatto, la porta in faccia alla volontà popolare, che ha dimostrato con il più grande sciopero del secolo nell'ambito della scuola, di voler urlare il proprio 'no' in maniera compatta alla Riforma della scuola

Matteo Renzi non teme perdite di consenso popolare

Di certo, non mancheranno le ripercussioni sul piano politico, perchè tutti coloro che, in passato, hanno espresso il loro voto a favore del Partito Democratico, neppure si sognano di volerlo rinnovare, ad esempio, in occasione delle prossime elezioni regionali. Di certo, Renzi, nonostante il calo del suo partito secondo i recenti sondaggi politici, ha pienamente assunto un atteggiamento in stile dantesco con quel suo 'Non ragioniam di loro, non ti curar ma guarda e passa', tanto caro al suo concittadino del passato.

Adesioni record ai gruppi Facebook che già propongono referendum abrogativo

Mettendo da parte le conseguenze politiche che agli insegnanti possono importare relativamente, ciò che più conta è quel che succederà se la riforma della scuola dovesse essere approvata e non ritirata come urlato dalla stragrande maggioranza del personale scolastico. Su Facebook, per esempio, si sono organizzati dei gruppi che raccolgono adesioni per un referendum abrogativo, visto che il governo si è dimostrato completamente 'sordo' alla voce del popolo: è il caso, per esempio, del gruppo social 'Pronti per raccolta firme referendum abrogativo Ddl La Buona Scuola' che, al momento della stesura dell'articolo, può contare già quasi 15.000 adesioni ma che sta crescendo, ora dopo ora, in maniera esponenziale. Questa è la risposta della scuola allo 'schiaffo' del governo, una scuola che non vuole arrendersi di fronte a questa riforma che i docenti hanno ribattezzato come una vera e propria 'oscenità'.