Le assunzioni dei precari della Scuola, inizialmente utilizzate per attirare le simpatie sulla riforma voluta a tutti i costi da Renzi e dalla Giannini, sono diventate motivo di ansia e insonnia per i diretti interessati. Il piano di assunzioni straordinario non solo non rispetta la sentenza della Corte Europea dello scorso autunno, ma causerà una migrazione di massa dei docenti, che per lavorare dovranno spostarsi nella maggior parte dei casi in province lontane dalla loro.

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Per il Ministro Giannini è tutto normale e ha commentato la questione con il suo solito atteggiamento stranito affermando che la mobilità è un fenomeno che non si può eliminare, finché ci saranno molte cattedre a Nord e molti docenti a Sud. Secondo lei, il meccanismo realizzato dalla riforma privilegia la scelta del docente (che indica l'ordine di preferenza delle province in fase di domanda), 'dopodiché è chiaro che se in una provincia non ci sono posti, occorre spostarsi'.

I precari e la migrazione di massa
I precari e la migrazione di massa

Precari e mobilità: la nota della CGIL

Pantaleo, segretario generale della CGIL, ha definito questo piano di stabilizzazione causa di 'sconcerto e preoccupazione' per i precari della scuola, che tuttora si dividono fra chi presenta domanda e chi no. Ad essere penalizzati sono anche gli esclusi, come coloro che hanno maturato i trentasei mesi di servizio e chi è inserito in II fascia delle graduatorie. Le sentenze dei tribunali dimostrano che queste categorie hanno diritto alla stabilizzazione.

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Al contrario di quanto afferma la Giannini, secondo il sindacato questo piano non rispetta le esigenze personali del docente, sia esso del Nord o del Sud. La scelta di risolvere la disoccupazione del Sud con un esodo di massa verso il Nord è 'una grave scelta'. Mantenendo toni duri nei confronti del ministro dell'Istruzione, che a detta di Pantaleo paventa la soppressione dalla graduatoria a esaurimento per chi  non presenta la domanda, il sindacalista definisce questo progetto di riforma un tentativo di cancellare i diritti i la dignità degli insegnanti.

Che ripercussioni avrà tutto questo sull'inizio dell'anno scolastico? È la domanda che ci facciamo tutti.

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