Per comprendere la situazione della Scuola, la ragione per la quale diverse sentenze stentano ad essere applicate, con inserimenti nelle GAE dei docenti abilitati decretate dai giudici del lavoro o dalle cautelari del Consiglio di Stato o del TAR, come ad esempio quella recentissima del 24 settembre scorso dove una abilitata con TFA ha ottenuto l'immissione in GAE a pieno titolo (il Miur ha fatto sapere che si avvarrà del potere di autotutela spettante alla Pubblica Amministrazione per cui la docente in questione è ammessa con riserva) bisogna vederla dall'esterno.

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Un cittadino europeo che approcciasse a questa realtà ne ricaverebbe l'impressione che al Miur ci sia una sorta di zona franca nella quale la violazione dei diritti dei docenti diventa una triste realtà. All'interno della Ue l'Italia detiene il primato della violazione dei diritti umani.

Da un articolo del Secolo d'Italia

Il pezzo evidenzia la preoccupazione in seno al Consiglio d'Europa per l'alto numero di inadempimenti dell'Italia che vertono sull'applicazione delle sentenze di Strasburgo con particolare riguardo ai diritti umani.

A sorpresa non è l'Ungheria o la Bulgaria in testa ad una classifica in cui non si vorrebbe mai comparire. Persino la Russia e la Turchia, unitamente ad altri Paesi dell'est europeo quali Polonia, Romania, Ucraina e la disastrata Grecia compaiono più sotto. L'Italia è sicuramente il Paese europeo che più di ogni altro calpesta i diritti umani. Per questo motivo, la settimana prossima l'Assemblea parlamentare avrà come oggetto la problematica con la discussione e la votazione di un rapporto stilato dal senatore olandese Klaas de Vriers che ha documentato lo stato dell'esecuzione delle sentenze della Corte di Giustizia Europea non applicate dall'Italia.

Desiderio di giustizia e questione di dignità

Ci si interroga su quando ci sarà il rispetto delle sentenze in Italia e su quando la Corte Costituzionale tornerà a riunirsi per dare seguito alla pronuncia della Corte di Giustizia Europea che ha sentenziato sull'abuso dei contratti a termine oltre i 36 mesi nella Pubblica Amministrazione.

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La delibera dei togati ermellini era attesa per il 23 giugno ma le vicende politiche del momento ne avevano consigliato il rinvio sine die. In un contesto come quello appena descritto dall'articolo del Secolo d'Italia appare ovvio come i docenti si ribellino di fronte ad uno scempio costituzionale che li precarizza e li rende sottomessi ad uno status quo intollerabile. Altrove ci sono imperatori che si inchinano di fronte agli insegnanti e in tutta Europa un professore guadagna mediamente di più che da noi.

Come non dare ragione agli insegnanti italiani?