Mentre proseguono le discussione della legge di stabilità in Senato, resta purtroppo ancora da sciogliere il nodo dei lavoratori precoci e di coloro che hanno iniziato il proprio percorso lavorativo in giovane età. A fare da spartiacque è stato l'inasprimento dei criteri anagrafici e contributivi avvenuto con la riformaFornero del 2011, un intervento legislativo che non ha tenuto conto di questi soggetti e che di fatto ha bloccato in una sorta di limbo una vasta platea di lavoratori. Purtroppo l'iter di discussione della legge di stabilità ha finora respinto tutti gli emendamenti relativi alla possibilità di introdurre un meccanismo di pensionamentoper i precoci, mentre una vera apertura alla flessibilità (che tenga effettivamente conto della situazione) è stata rimandata dal Governo ai primi mesi del 2016.

Vi è da sottolineare però, che di fatto le proposte finora non sono certo mancate: vediamole insieme.

Riforma pensioni e lavoratori precoci, ecco le ipotesi della politica per avviare l'ingresso nell'Inps

Stante la situazione, al momento la richiesta dei lavoratori precoci è di poter uscire secondo quanto già proposto al Governo dal Presidente della Commissione lavoro alla Camera Cesare Damiano, con 41 anni di versamenti indipendentemente dal requisito anagrafico maturato e senza ulteriori penalizzazioni. Una proposta diversa era arrivata anche dall'economista Tito Boeri, attualmente alla guida dell'Inps, che suggeriva di aprire comunque una possibilità di ingresso nell'Inps ha chi ha compiuto almeno 63 anni e 7 mesi, legando il meccanismo di pensionamento con il raggiungimento di almeno 20 anni di versamenti.

Tra queste due proposte ne restano altre intermedie, che però finora sono sempre state bocciate all'esame parlamentare, come ad esempio quella della staffetta generazionale tramite il meccanismo del prestito pensionistico. Di fatto ora resta fondamentale continuare a mantenere l'attenzione sulla vicenda, anche se per capire come andrà davvero a finire sembra bisognerà attendere i prossimi mesi, visto che l'esecutivo ha rimandato la creazione di una misura strutturale per la flessibilità previdenziale al prossimo anno.

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