Insegnante di sostegno addio, almeno per come lo conosciamo adesso. In futuro sarà un esperto di inclusione,sia che si tratti di bisogni educativi speciali, sia che il suo ruolo si estenda a tutti gli studenti della Scuola. Ma non solo l’insegnante, la riforma del sostegno riguarda tutti: gli altri docenti dovranno cooperare per favorire il progetto di inclusione e tutti, bidelli compresi dovranno avere le competenze necessarie per assistere un ragazzo disabile senza discriminazioni. La riforma del sostegno va quindi oltre il sostegno stesso, lanciando una vera e propria crociata di inclusione, a tutti i livelli.

L’insegnante di sostegno diventa “tutor” con una formazione ad hoc

Non è ancora chiaro se la riforma che sta prendendo forma riguarda anche i circa 6500 neo-immessi della fase C, ma quello che è certo è che per accedere all’insegnamento sarà necessaria una formazione specifica per il sostegno. Niente più docenti abilitati al sostegno quindi, la scelta di diventare tale sarà una scelta per la vita. Ci sarà infatti un percorso formativo ad hoc con l’attivazione di canali universitari specifici per ciascun grado di scuola e formerà tutti gli aspiranti non solo su tematiche relative all’inclusione, ma anche scientifiche e para-mediche.

Prove specifiche già dal prossimo concorso scuola

Il “vecchio” sistema del docente abilitato che, oltre al titolo nelle sue materie ha anche la qualifica sul sostegno verrà dunque sostituito da un vero e proprio esperto. La rivoluzione prenderà piede già da subito, sin dal prossimo concorso scuola: già da allora ci saranno prove specifiche per il sostegno. Con la riforma si vuole inoltre evitare di utilizzare il sostegno come passepartout per l’abilitazione chiedendo il trasferimento allo scoccare dei 5 anni di vincolo.

Il reclutamento verrà effettuato quindi attraverso nuovi canali, e per chi vuole abbandonare si dovrà ricominciare da zero con formazione e selezione.

Medicalizzazione del ruolo degli insegnanti?

Il nuovo tutor avrà inoltre competenze “mediche”, potrà somministrare farmaci dietro la prescrizione dell’istituto sanitario competente e partecipare alla diagnosi e alle certificazioni di disabilità rilasciata dall’ASL.

Sul piede di guerra i sindacati che parlano di “medicalizzazione del docente": si tratterebbe, infatti, di un sostegno curativo più che inclusivo – ha spiegato Anna Fedeli, segretaria nazionale Flc Cgil – e non è quello di cui abbiamo bisogno”. L’inclusività, secondo la Fedeli, in Italia è sempre stata “il fiore all’occhiello” della scuola italiana e, ammonisce, “scorporando il sostegno dalla didattica, arriveremmo al docente che fa la diagnosi ma che non lavora avulso dal percorso della classe”.

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